LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Il Corso di Giapponese curato da nii-nii! ^_^
trovate alcuni mini-corsi nella sottosezione "Altre Lingue"! ^_^

Moderatori: nii-nii, ^MDW^ Staff

LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi nii-nii il sab 26 gen 2008, 6:38 pm

INDICE:
  1. Le festività giapponesi (al momento incompleto; in questo post)
  2. L'ospitalità giapponese: presentarsi a casa d'altri e non sfigurare (più d'un tot) :-D
  3. A chi hai detto "fottuto giapponese"? (cit.) - ovvero, parliamo di insulti... non si sa mai in che guaio possiamo andare a cacciarci... :P
  4. Il Single Awareness Day (SAD) e il Black Day
  5. Le geisha e il mondo dei salici e dei fiori
  6. Che anno è... in Giappone?!? Divagazione sugli anni, i mesi e su come esprimere una data in giapponese... il tutto condito con un pizzico di Storia
  7. Contare con le dita... ma in Giapponese! postato da Naru-chan! :-D
  8. Ok e... pessima idea! - i segni per dare l'ok e rifiutare. Articolo di Naru-chan!
  9. Un po' di gestualità giapponese (manekineko, fare cenno, indicarsi, esultare... ecc) Articolo di Naru-chan!
  10. Il sistema scolastico giapponese ...Come è organizzata la scuola? Come sono le divise alla marinaretta? ;) Articolo di Naru-chan!

ALCUNE FESTIVITA' GIAPPONESI:

Approfittiamo dell'occasione per imparare i mesi dell'anno e di riflesso i primi dodici numeri e il kanji di tsuki, luna. Sì, perchè i mesi si esprimono in modo molto semplice, con un numero e il kanji di luna, che però viene letto "gatsu" ed in questo caso significa mese (ovviamente perchè il ciclo lunare dura circa un mese).
nb. scrivo italiano | romaji | kanji | kana ; quindi per ogni mese vi indico le principali festività. Il nome della festa sarà anche un link (se ne trovo uno valido). Per ora scrivo solo di Capodanno, ma verrò aggiornando.
Scrivo comunque i mesi così potete studiarli (edit: si veda la lezione 8) e qualche festa (copypasta da jwpce)... ne mancano di molto più importanti: obon, tanabata, tsukimi, hanami... ma rimedierò.
Hajimemashouka? Cominciamo?

Cliccate sul nome della festività per andare al post relativo!
  1. Gennaio, ICHIGATSU, 一月 , いちがつ
    正月 しょうがつ (O-)Shougatsu: può indicare "gennaio", ma in particolare corrisponde al nostro "capodanno".
  2. Febbraio, NIGATSU, 二月 , にがつ
    節分立春 , Setsubun (Risshun) , 3-4 febbraio, segna l'inizio della primavera secondo il calendario lunare (cfr. Shunbun no Hi, 20-21 mazo). Postato da Saku-chan (Sakura), aka Annuccia
    バレンタインデー, Barentain dee, ovvero Valentine day. Ovviamente parliamo del 14 Febbraio, San Valentino. Mai il mondo conobbe festa più odios... ehm... meravigliosa della festa degli amanti. Sebbene sia diffusa in tutto il mondo, in Estremo Oriente ha generalmente un valore leggermente diverso.
  3. Marzo, SANGATSU, 三月 , さんがつ
    雛祭り , Hina Matsuri, ovvero Festa delle bambole (hina). Ricorre il 3 Marzo ed è la festa delle bambine.
    ホワイトデー , traslitterato "howaito dee", cioè "White Day". Ovvero "Sveglia ragazzi, è il momento di contraccambiare!" :lol:
    春分の日、春の彼岸 , cioè Shunbun no Hi (Equinozio di primavera, 20-21 marzo), festa nazionale, e Haru no Higan, ricorrenza religiosa (Buddista) che dura una settimana. Cfr. Setsubun - Risshun, 3-4 febbraio. Di Annuccia!
  4. Aprile, SHIGATSU, 四月 しがつ
    月見 , Hanami. Hanami significa letteralmente "Guardare i fiori" ...d'altra parte "Tsukimi" è "guardare la luna" e "Hanabi" (fuochi d'artificio) è letteralmente "fiore di fuoco"), no? ;) ...è una festa ovviamente variabile. Se si vuole osservare i ciliegi (sakura) in fiore... be', si dovrà pure aspettare che fioriscano! :P L'articolo è di Annuccia, per cui ormai ho finito gli aggettivi... comprerò u vocabolario nuovo! :-D
    Golden week 29/04 - 05/05 (vd. inizio di maggio)
  5. Maggio, GOGATSU, 五月 ごがつ
    ゴールデンウィーク , Goruden Uiku , cioè Golden week (settimana d'oro). Non si è sempre chiamata usando un nome straniero... si parlava di Ougon Shuukan 黄金週間 ...be', il significato è lo stesso, eh... Dura una settimana, concentrando varie festività in pochi giorni (dal 29 aprile al 5 maggio... che è poi la prossima festa ;) Annuccia è l'autrice dell'articolo, ottimo come sempre :-D
    こどもの日 , Kodomo no Hi , letteralmente "il giorno dei bambini": cade il 5 maggio ed è la loro festa... mmm, avete presente quei bellissimi aquiloni a forma di... pesci?! :shock: ;) Articolo postato da Annuccia (grazie!!! :-D )
  6. Giugno, ROKUGATSU, 六月 ろくがつ
  7. Luglio, SHICHIGATSU, 七月 しちがつ
    七夕 , Tanabata , (letteralmente i kanji significherebbero "7 sere", ma è il "nome proprio" della festa e non so dirvi perché). E' una festa variabile e in alcune zone si celebra in agosto (come accadeva un tempo). Articolo proposto da Annuccia!
  8. Agosto, HACHIGATSU, 八月 はちがつ
    お盆 , Obon , "la festa dei morti", anche se in effetti sarebbe un'abbreviazione di 于蘭盆會, urabon'e che deriverebbe dal sanscrito "essere appeso a testa in giù", cosa che implica "una grande sofferenza", da alleviare: quella dei morti. Altro articolo postato da Annuccia
  9. Settembre, KUGATSU, 九月 くがつ
    月見 , Tsukimi , letteralmente "guardare la luna". E' una festa con data variabile che cade tra settembre e ottobre, ma dopo 秋分の日 , Shuubun no Hi (l'equinozio di autunno, 23-24 setembre). Idem, sempre opera di Annuccia (miticaaa!!! ;) ) (NB: post updatato 23/9!)
    敬老の日 , Keirou no Hi , letteralmente "Giornata degli Anziani". E' una festività variabile, cade il 3° lunedì del mese e festeggia... gli anziani, manco a dirlo! :P Il post è sempre della infaticabile Annuccia! Tutto il merito va a lei ;)
  10. Ottobre, JUUGATSU, 十月 しゅうがつ
    体育の日 , taiiku no hi, giorno dello sport (taiikusai è il festival dello sport che si tiene nelle scuole). Cade il 2° lunedì di ottobre.
  11. Novembre, JUUICHIGATSU, 十一月 じゅういちがつ
    Bunka no hi e i bunkasai (3-5 novembre)
    Shichi-go-san (15 novembre)
  12. Dicembre, JUUNIGATSU, 十二月 じゅうにがつ
    Tennoutanjoubi, il compleanno dell'imperatore, 23/12
    クリスマス , Kurisumasu , ovvero sia Christmas, cioè Natale. Non è una festività nazionale, certo, ma vale sempre la pena di far festa, per cui perché no?! :P Articolo postato dalla super-Naru-chan!
    Il 31... Hanno qualche modo per dire "S.Stefano" o "il 31 dicembre"... direttamente da JWPce (a fianco lascio il/i significato/i alternativo/i):
    Oomisoka, 大晦日 おおみそか che io sappia è il nome ufficiale!
    Joya, 除夜 じょや nb. c'è il kanji di sera (il 2°), vogliamo chiamarlo "veglione"?
    Ootsugomori, 大晦 おおつごもり the last day of the year, New Year's Eve
    Jinjitsu, 尽日 じんじつ last day of the month (year), all day long, New Year's Eve
    Toshikoshi, 年越し としこし nb. il primo kanji è quello di anno (toshi)!
    Toshi no Se, 年の瀬 としのせ the year end, New Year's Eve
    Curiosità: 紅白歌合戦 こうはくうたがっせん :roll: Competizione canora che si tiene il 31/12 :vb105
Ultima modifica di nii-nii su ven 28 mar 2008, 1:43 am, modificato 6 volte in totale.
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La cortesia giapponese

Messaggiodi nii-nii il dom 03 feb 2008, 9:38 pm

Curiosità:

La cortesia giapponese (e la falsa modestia)

Abbiamo già parlato in questo post di osomatsusama. Abbiamo visto che riguardano tipicamente situazioni in cui ci viene offerto del cibo a casa d'altri (ma anche che ciò non ha esattamente a che fare col loro significato letterale), ora ampliamo un po' il discorso, facendo per così dire un passo indietro, e vediamo cosa succede quando si viene ricevuti in casa d'altri. Come comportarsi a tavola lo vedremo un'altra volta.
Innanzitutto ricordatevi di portare un regalo (okurimono, 贈物 , おくりもの , ovvero lett.: cosa portata).
Secondo non presentatevi coi sandali! Dovrete togliere le vostre scarpe e usare le pantofole della casa, non avere i calzini eppure usare le "ciabatte degli ospiti" sarebbe scortese.
Se all'ingresso non vi riceve nessuno ma voi entrate lo stesso (non è il caso, ma negli anime si vede, p.e. ep01 di Hakaba Kitarou, per cui vi riferisco la frase standard) si dice "Gomen kudasai...!" come noi diremmo "Permesso...".
Se, come naturale, vi ricevono, dopo i saluti vi dovrete togliere le scarpe e indossare le pantofole, uwazori ( 上草履 , うわぞうり ; mentre se non sbaglio quelle specie di scarpe da interno di tela, tipo quelle della superga un po' di tempo fa, che si indossano p.e. a scuola e, andando via, si lasciano negli armadietti, sono dette uwabaki, ma non ci giurerei).
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Questo link è l'immagine d'esempio qui sopra, ma ingrandita. E' l'uscita d'un albergo, ma non fa molta differenza con una casa, solo che in un appartamento molto difficilmente troverete lì i geta, a meno che sia una casa tradizionale o ci sia un evento (Ah! notate la direzione obbligata della punta dei geta e delle ciabatte... anche nel link quei sandali da esterno sono detti geta ma in effetti dovrebbero essere zouri, perchè sono senza quei due pezzi di legno posti in orizzontale sotto la suola... (ricordate Sanpei-giramondo-come-i-marinai? I suoi erano geta)
Quindi gli zouri risultano più pratici e meno "tradizionali", ovvero "da occasione folkloristica giapponese"... Anche gli zouri si indossano con le calze, quelli tradizionali con i tabi, i calzini giapponesi con spazio a parte per l'alluce e generalmente bianchi o al più neri... ma non divaghiamo oltre).

Tornando a noi, messe le pantofole, vi faranno strada, dicendo forse un semplice douzo (Prego... sottinteso "venga"e/o"da questa parte") oppure un più formale: "Douzo, o-agari kudasai". Ovvero "Prego si accomodi"... che però non ha a che fare col sedersi! Il verbo agaru significa in questo caso "fare visita".
Un modo ancor più umile sarebbe: "Kitanai tokoro desu keredo, douzo agatte kudasai" scritto
" 汚い所ですけれど 、 どうぞ上がって下さい。". Ovvero "E' un posto sporco, ma prego, si accomodi/venga pure".
Dal canto vostro per scusarvi del disturbo, direte "vi causo un fastidio", cioè "Ojama shimasu"...
お邪魔します 、 おじゃましま.
Notate che è un modo di dire che non vale "solo sulla porta", è un modo di scusarsi di essergli piombati in casa. Immaginate di andare a casa di un amico e solo dopo un po' la madre rincasa e v'incontra... vi salutate e poi subito direte ojamashimasu... magari con un sumimasen per scusarvi "d'essere d'intralcio" al che lei potrà dire che no e che potete prendervi del tempo ecc (potreste sentire "yukkuri" = con comodo, o come dicono anche al ristorante dopo avervi servito: yukkuri douzo).

Tornando ancora a noi, arriverete al soggiorno o giù di lì e allora sarà un buon momento per porgere il vostro regalo, dicendo la tipica frase fatta: "Tsumaranai mono desu keredo, douzo...", scritto 詰らない物ですけれど、どうぞ ... cioè "è una cosa insignificante, ma prego (la prenda)".
Sono possibili le varianti tipiche del linguaggio... p.e. nel parlato più informale spesso keredo diventa kedo, nel linguaggio maschile invece si usa più ga (nb. ricordate che la "u" di desu non si pronuncia e il tutto sembra una parola unica... dèskeredò, deskedò o desgà... nb2. gli accenti non esistono, li ho messi io per facilitarvi la pronuncia).
:!: C'è anche un modo di porgerlo, questo benedetto regalo!
Innanzitutto è preferibile che sia avvolto nel sacchetto (di carta!) del negozio in cui l'avete preso, poi porgendolo, lo tirerete voi fuori dal sacchetto, ancora avvolto nella sua bella carta regalo, lo metterete sopra il sacchetto di carta e porgerete il tutto con un lieve inchino e la frase "tsumaranai mono desu kedo...".

    Noticina su "Tsumaranai!":
    Per ora sulle visite a casa d'altri ci fermiamo qui, notate solo ancora che avete sentito molte volte la parola "tsumaranai", solo che in un contesto leggermente diverso... in genere si dice "tsumaranai" o contratto in "tsumannai", per dire "Che noia!/noioso!", o "Che roba banale/insignificante" o "Che palle, mi son rotto..." :-D
    Infine sparliamo un po'... "Che persona noiosa, eh?" è "Tsumannai hito desu ne".

AH! E SE FANNO A VOI UN REGALO?!
Potreste gentilmente rifiutare una prima volta per cortesia, dicendo: "okizukai naku":
お気遣いなく
che in kana è おきづかいなく e significa "non si disturbi"...
Ma è solo una finta, all'offerta successiva ringraziate e accettate, se no si offendono. ;-)

eeto, boku wa kore de
Beh, per oggi mi fermo qui
Mata ne!
Alla prossima!
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A chi hai detto "fottuto giapponese?!"

Messaggiodi nii-nii il lun 18 feb 2008, 10:41 pm

A CHI HAI DETTO "FOTTUTO GIAPPONESE?!"

Posto che non vi sia sfuggita la citazione da Takeshi Kitano (non vorrei pensaste che: 1.ce l'ho coi giapponesi oppure 2. sono ammattito e credo di essere giapponese...), questo è solo un modo come un altro per introdurre il post sugli insulti in giapponese di cui avevo parlato poco tempo fa.

Come forse ho già detto, i giapponesi insultano molto poco, perdere le staffe è un comportamento decisamente mal visto, tuttavia non esiste lingua che non abbia le sue imprecazioni e i suoi insulti.

Cominciamo da ciò che mai e poi mai crederemmo essere degli insulti.
Parlando con la persona in questione (ovvero da insultare), potremmo insultarla anche solo utilizzando un modo poco appropriato di parlare (in effetti agli stranieri si perdona un po' tutto, state tranquilli... più probabile che non perdonino i comportamenti, come non togliersi le scarpe in casa d'altri, ma ne parleremo in altra occasione).
Un esempio è riferirsi a se stessi usando "ore",, o peggio, oresama, 俺様 , il modo più arrogante di parlare di sè. Se ci si riferisce direttamente alla persona in questione, dire omae, お前 , senza essere ad un livello sociale adeguato o sufficientemente in confidenza, sarà altrettanto insultante.
Tuttavia si tratta sempre di parole che nel contesto appropriato (maschile e informale) possono essere usate.

A. QUANDO DARE DEL "TU" E' DAVVERO UN'OFFESA

Se invece per dire "tu" userete termini come "kisama", 貴様 , o "temee", dal più antico temae, 手前 , la vostra intenzione d'attaccar briga sarà decisamente palese: più o meno è come se diceste "stronzo" o "maledetto...".
Particolare è l'uso di "kono yarou", 此の野郎 , che letteralmente è "questo tipo", ma viene usato parlando direttamente con la persona... Un po' come quando un romano ti si rivolge dicendo "anvedi 'st'imbecille"... non parla di un altro, parla di te come se tu non fossi presente e questo, oltre al tono in giapponese (e al termine "imbecille" del romano), è un fatto di per sè insultante. La traduzione più adatta in genere è "maledetto!" o "bastardo!".
Prima di passare ai termini-insulti veri e propri (idiota, stronzo, fanc...)...

B. INSULTIAMO UN ASSENTE, oppure UNA TERZA PERSONA presente, con cui non stiamo parlando

I termini per riferirsi ad una terza persona, non offensivi, sono i seguenti (vado diminuendo la cortesia):
kochirasama --- questa persona
Ano/sono/kono kata --- quella persona/questa persona
Ano/sono/kono hito --- idem
Kare/Kanojo --- Lui/Lei (sia kanojo, lei, 彼女 , che kare, lui, , ma più spesso kareshi, 彼氏 , possono indicare il partner... la fidanzata o il fidanzato rispettivamente).
Insomma, sempre meglio usare il cognome più titolo di una persona, se la conoscete, sia per non essere offensivi, sia per evitare fraintendimenti.
Tutto ciò che resta per riferirsi ad una terza persona risulterà molto probabilmente offensivo.
Partiamo sul soft:
- yatsu,, l'avrete sentito senza magari notarlo. Classica situazione è data da una ragazza/o che agisce in modo sconclusionato per l'imbarazzo, o chissà che, e l'altro/a che non capisce finisce per dire "mmm... hen na yatsu..." cioè: che "strano tipo". Ancora una volta uso tipo, tizio, quando parlo con una persona riferendomi ad essa. Questa volta però il termine è informale ma non offensivo.
- Discorso diverso se il termine è koitsu, 此奴 , " 'sto tipo" (anche questo termine riferibile direttamente all'interlocutore. Per capirci, immaginate di trovarvi fra amici e spiegate che avete fatto tardi per colpa di Marco che è passato a prendervi, oppure spiegate che è stato lui a scegliere quel ristorante orribile... Potreste dire qualcosa tipo: "Non guardare me, è colpa di " 'sto deficiente"... indicando Marco affianco a voi. Ecco, questa è una situazione da "koitsu"!).
- Parlando di una persona assente o un po' lontana dal parlante e dall'ascoltatore, l'equivalente di koitsu sarà "aitsu", 彼奴 , "quel tipo": risulteranno termini decisamente più ostili, anche se non quanto "kono yarou" (o "ano yarou").

C. PASSIAMO ORA AL CLASSICO "BAKA!!!", ovvero cavallo-cervo: 馬鹿

Baka e termini affini, hanno quasi sempre i loro kanji, ma molto di rado questi vengono usati, in genere si preferisce il katakana (anche rispetto all'hiragana, che è una semplificazione, ma ha meno "impatto visivo"... vi ricordo che a volte scrivere in katakana è un po' come scrivere in maiuscolo).

1. BAKA e AHO
"Baka", lo sapete tutti, è la 'parolaccia' per eccellenza in Giappone. Abbastanza usato e ufficialmente un sinonimo è il termine "ahou" (cioè "idiota". Vi ricordo che la "u" corrisponde all'allungamento della "o", quindi non va pronunciata "u"; a volte in katakana, specie nei manga, si trova con la "o" breve: il linguaggio maschile (che può risultare un po' "volgare") spesso accorcia le vocali, e questo non è "grave". Lo ritrovate infatti anche nei saluti come "ohayou", che diventa spesso "ohayo" nel linguaggio maschile. Inoltre, un po' all'opposto, si accentuano molto le doppie e le "R", cosa già più volgare: provate a far caso al linguaggio di qualche yakuza :asd ). E' curioso che i due termini si equivalgono solo ufficialmente: nella zona di Tokyo "baka" risulta abbastanza scherzoso, riservato ad un tono amichevole (per capirci, a volte un ragazzo (anche un uomo), in una coppia, si permette tranquillamente di dire "baka" alla compagna, ma non ho mai sentito le dicesse "ahou!"... e la passasse liscia).
Negli anime, che in genere si riferiscono al giapponese di Tokyo, la parola "ahou" si sente per esempio in espressioni, dette in tono piuttosto arrabbiato, come "Ahou ka?!", cioè "Ma sei idiota?!"... Beh, poi la trovate anche in Hayate no Gotoku, dove spesso passano nel cielo sopra la villa dei Sanzenin, dei corvi che gracchiano "aho! aho! aho!". Stranamente, finora, i fansubbers "da cui mi servo" non hanno colto la cosa. Peccato.
Tornando alla differenza dell'uso di baka e ahou, al contrario, nella regione di Ōsaka, l'utilizzo dei termini si inverte: "ahou" è scherzoso, "baka" è più offensivo.

2. PREFISSI POCO ONORIFICI...
Prima di darvi una "tabella degli insulti", faccio un piccolo excursus sull'uso di certe parole, specie negli anime.

:arrow: I termini "baka" e "kuso" (pronuncia: 'ksò'; lett. "merda"), sono utilizzabili come prefissi... sono un po' l'opposto dei suffissi onorifici...
Es. baka-sensei, baka-inu, kuso-neko, kuso-keikan... Ovvero, nell'ordine: "stupido sensei", "stupido cane", "maledetto gatto", "poliziotto di merda".
"Baka inu", p.e., è il modo di chiamare Saito (ricordate? "K-k-kono baka inu!"), tipico di Louise quando è molto arrabbiata in Zero no Tsukaima.

:arrow: A volte baka lo si incontra come prefisso ai nomi propri. In Mahou Sensei Negima, la scatenata Asuna dice spesso "Baka-Negi", mentre in Shakugan no Shana, la bella Margery Daw chiama spesso Marcosias, il suo libro-(guze no)tomogara, dicendo "Urusai, baka-Marco!", ovvero "taci...".

:arrow: Altro uso legato ai nomi della parola "baka", è simile al nostro "stupido di un Marco"... non so se i Marco là fuori continueranno a leggermi dopo oggi... sorry guys, volevo insultare meno gente possibile... :-D .
Ok, "stupido d'un Marco" non è molto usato, ma "quello stupido di Marco", invece sì, vero? In modo molto simile, parlando con o di una persona, si può dire: "Takeshi no baka!" o "Marco no baka!" ...se ce l'avete col povero Marco... ma anche "sensei no baka!" o "tousan no baka!" o "oniichan no baka!"... se volete offendere il sensei, vostro padre o vostro fratello.

3. DERIVATI DI BAKA
Che altro dire, volendo citare solo le parole più usate, dopo baka e ahou, si possono dire "Bakayarou!"... e chi guarda Minami-ke lo sa bene, perchè è l'espressione preferita di Chiaki-sama (il -sama è per il rispetto che nutro verso il personaggio... LOL!) nei confronti della sorella, Kana.
Fate caso ad una cosa: nel 90% dei casi vi sembrerà di sentire "bakaerò"... non è così, sinceramente non so il perchè della strana pronuncia, ma vi assicuro che il termine è questo.
Bakamono è la stessa cosa di baka ("mono", vuol dire "persona"), ma non va confuso con "bakemono", che invece significa "mostro"... e nemmeno con "kudamono" che significa "frutta", ma non credo sia poi così facile confonderseli... lol.
Bakachin... esiste ma sinceramente non l'ho mai incontrato o non lo ricordo, comunque equivale a baka.

4. LA GUERRA DEI SESSI
Ah! Vediamo un modo d'insultarsi tra sessi diversi:
un ragazzo ad una ragazza in genere dirà b]BUSU![/b]", ovvero "racchia", "cozza", al contrario una ragazza ad un ragazzo potrebbe dire "Hentai!", "pervertito", oppure "tako", che letteralmente significa "polipo", ma vorrà dire "pervertito" o "maiale", visto che probabilmente il ragazzo in questione avrà allungato le mani e palpato come se ne avesse 8 e non 2 di mani...

D. PAROLACCE, INSULTI, IMPROPERI, ESPRESSIONI VOLGARI...

Vediamo ora una serie di insulti e qualche espressione (romaji, kana e kanji; in grassetto i più importanti, altri rilevanti sono sottolineati):
  • baka, バカ , 馬鹿 , scemo
  • bakamono, バカモノ , 馬鹿者 , scemo
  • bakayarou, バカヤロー , 馬鹿野郎 , coglione, rincoglionito... o un'espressione più forte di scemo o idiota
  • kono yarou, このやろう , 此の野郎 , maledetto, bastardo,...
  • bakachin, バカチン , cretino
  • baka ni suru, ばかにする , prendere in giro, prendere per scemo,...
  • bakamono ichigei, ばかもいちげい , 馬鹿も一芸 , pure uno stupido ha un talento
  • baka wo iu, ばかをいう , 馬鹿を言う , dire cretinate
  • bakabakashii, ばかばかしい , 馬鹿馬鹿しい , assurdo (aggettivo; p.e. "è assurdo!"/"è una cretinata!")
  • atama ga warui, あたまがわるい , 頭が悪い , essere stupido (lett.: la testa è cattiva)
  • atama ga uni, sempre "idiota", ma lett. "uni" è "riccio di mare"
  • atama ga supagetti, sempre "idiota", ma lett. "supagetti" è "spaghetti"... suona un po' razzista...
  • boke / boketan, ボケ / ボケタン , idiota
  • ahou/aho, 阿呆 o 阿房 , in kana la "o" è breve: アホ
  • manuke, マヌケ , 間抜け , imbecille, sciocco, tonto, stupido ecc.
    manukezura, まぬけづら , 間抜け面 , sguardo idiota
  • doji, ドジ , stupido, sciatto
  • hetakuso, へたくそ , 下手糞, imbranato, impedito
  • kuzu, くず , 屑 , rifiuto umano, spazzatura
  • unchi, うんち , merda, stronzata, qualcuno ha visto Dennou Coil? E' la parola preferita della sorellina della protagonista. E' volgare, ma anche infantile, l'espressione/imprecazione tipica degli adulti è la prossima
  • kuso, クソ , 糞 , merda
  • kusottare, くそったれ , 糞っ垂れ , stronzo (anche senza la doppia "T", solo kusotare)
  • kimochiwarui, きもちわるい , 気持ち悪い , "Che schifo!", "Disgustoso!" (di cose o persone)
    kishokuwarui, きしょくわるい , 気色悪い , idem come kimochiwarui
  • chikushou, ちくしょう , 畜生 ちくしょう (N.B. La "i" e la "u" non si sentono). E' abbastanza interessante, inizialmente indicava un'animale selvatico o una qualche bestia, poi il termine si è evoluto a significare "Maledizione!/Cazzo!/Porca..." Insomma, sottolinea che qualcosa è appena andato storto. Ne derivano le due espressioni seguenti.
    chikushoudou, ちくしょうどう , 畜生道 , incesto; (l'ultimo kanji sta per "via"/"modo")
  • chikushoume, ちくしょうめ , 畜生め , "figlio di puttana!"
  • kusokurae, くそくらえ , 糞食らえ , Fanculo! (imperativo di kusokurau, lett: mangiare merda)
  • busu, ブス , racchia, cozza, ecc
  • tako, lett. polipo, che si scrive: 蛸 , たこ , più facile sia in katakana: タコ . Tipo il nostro "maiale!"/"porco!"
  • hentai, へんたい , 変態 , pervertito

Ne avrei ancora un tot, ma oltre ad essermi stancato, non so quali di questi appartengano a qualche dialetto o slang particolare, per cui sorvolerò...

Minasan, sorosoro jikan desu, dakara... | Signori, è quasi ora che veda, perciò...
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FESTIVITA' - GENNAIO: SHOUGATSU (Capodanno)

Messaggiodi nii-nii il dom 23 mar 2008, 2:52 pm

正月 しょうがつ (O-)Shougatsu: può indicare "gennaio", ma in particolare corrisponde al nostro "capodanno"... solo che è una festa che dura tre giorni! Questi tre giorni sono detti "Shougatsu sanganichi" (正月三が日). Si tratta della festa giapponese più importante, in occasione della quale riaffiorano più vive le usanze tradizionali. Per esempio i primi sette giorni di gennaio sono detti "Matsu no uchi" (松の内 , lett.: casa dei pini), perchè i negozianti sono soliti abbellire le porte con delle decorazioni chiamate "kadomatsu" e fatte di pino (matsu) e bambù (take).
Le tradizioni più legate alla famiglia, invece, sono varie, prima fra tutte però è l'hatsumoude, 初詣で, はつもうで , ovvero la prima visita al tempio dell'anno nuovo... un autentico pezzo di radicata cultura nipponica... :look oltre che una perfetta occasione per vedere qualche bijin (bella ragazza) con il kimono tradizionale. Perchè? Perchè è l'occasione di indossare, per la prima volta nell'anno nuovo, un kimono. E non è cosa da poco, visto che questa "prima vestizione" ha un suo nome proprio! E' detta hatsusugata: 初姿 , はつすがた
Esempio di kimono da primo dell'anno? Come quelli che conoscete, ma in genere col colletto di pelliccia. Guardate quest'immagine da KimiKiss:
image_id: 352 La scritta nell'immagine comincia con il tipico augurio di buon anno: "Akemashite omedeto gozaimasu".
Una nota su quest'augurio: si può sentire abbreviato in "akeome" o solo "'ome"... un esempio è il 1° ep di Minami-ke Okawari!
Per esteso la frase dell'immagine è interessante perché porta con sé la classica formula per esprimere desideri/preghiere al tempio (ve ne accorgete perché finiscono in "...arimasu you ni").
Dopo il buon anno, aggiunge: 本年あなたにとって素敵な年でありますように。 ovvero "Honnen anata ni totte suteki na toshi de arimasu you ni." : "(Prego) affinché questo anno sia per te un anno splendido."
Oltre che della visita al tempio, shougatsu (o meglio tutto il periodo di matsu no uchi) è il periodo delle cartoline (hagaki) con gli auguri di Buon anno da spedire a (e ricevere da) parenti, amici e conoscenti.
Non si può scegliere una cartolina e spedirla :smt018 Bisogna prendere quelle fornite dal ministero delle poste!... (adorano la burocrazia in Jap?!). Per fortuna si possono personalizzare, altrimenti sarebbe deprimente riceverne secondo me...
Sono dette nengajou, 年賀状 ねんがじょう . In generale vanno spedite entro i primi sette giorni dell'anno, ma se le si invia tra il 15 ed il 25 dicembre, arrivano a casa la mattina di Capodanno... poveri postini!
Comunque, visto che la cartolina è d'obbligo, ma un po' impersonale, si fa anche un giro di chiamate d'auguri, detto aisatsumawari, 挨拶まわり , che significa letteralmente "giro di saluti".
Che altro dire che compare negli anime? Si è soliti dare ai ragazzi dei soldi in regalo (otoshidama, お年玉 , おとしだま ).
Un po' tutto ciò che si fa il primo dell'anno ha un suo nome proprio, dalla contemplazione della prima alba (toshiakeru), al primo bagno caldo (akayu), passando per la prima poesia, il primo gioco, la prima risata... fino ai classici buoni propositi da scriversi (e tradire il 2 gennaio), detti kakizome, 書き初め ! Fate caso che i kanji presenti sono quelli di "scrivere" e di "inizio"... quindi + o - "la prima scrittura" o "la scrittura (fatta) per prima".
Si potrebbe poi parlare della cucina caratteristica di shougatsu (osechiryori), dell'ozouni (una zuppetta di mochi), del mochi (pasta di riso) e dell'otoso (sake speziato). Ma la cucina la lasciamo per un altra volta.
In effetti ci sono occasioni di festa legate al capodanno durante tutto il mese di gennaio: l'11 per esempio c'è il kagamibiraki, ovvero la tradizione di spezzare e mangiare il kagamimochi (tortine di mochi, due sono offerte alla divinità).
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FESTIVITA' - FEBBRAIO: BARENTAIN DEE (San Valentino)

Messaggiodi nii-nii il ven 28 mar 2008, 1:25 am

バレンタインデー , Barentain dee, ovvero Valentine day. Ovviamente parliamo del 14 Febbraio, San Valentino. Mai il mondo conobbe festa più odios... ehm... meravigliosa della festa degli amanti. Sebbene sia diffusa in tutto il mondo, in Estremo Oriente ha generalmente un valore leggermente diverso. In Giappone, infatti, il 14 Febbraio è un'occasione che le esponenti del gentil sesso (non mettiamo limiti all'età dicendo "ragazze") colgono per dichiararsi o comunque esprimere il proprio amore in "forma non verbale" :lol: , regalando cioccolato alla persona amata.
Il cioccolato ( チョコレート , chokoreto) dato alla persona amata è detto honmei-choko ( 本命チョコ ); si tratta di un nome davvero bello, perché "honmei" significa + o - "(persona) favorita", ma è composto dai kanji che significano "stessa vita", "stesso destino". Ovviamente choko, sta in breve per "chocolate", cioccolato.
Come forse avrete visto in Lucky Star, a volte le ragazze si regalano tra loro del cioccolato in segno d'amicizia tomo-choko ( 友チョコ , dove il primo carattere è il "tomo" di "tomodachi" o "yuu" di "yuujin": entrambi significano amico/a).
Infine, in Giappone è ormai quasi d'obbligo per molte donne regalare del cioccolato ai colleghi uomini sul posto di lavoro. Si parla in questo caso di giri-choko ( 義理チョコ ), da giri (obbligo).
In tempi davvero recenti hanno cominciato a vedersi/vendersi "tipi di cioccolato" diversi, p.e. il gyaku-choko, 逆チョコ , ovvero il cioccolato che i ragazzi regalano alle ragazze (gyaku significa "inverso", "al contrario"), ma anche il mai-choko, マイチョコ , come traslitterazione di "my-chocolate"... ovvero il cioccolato che certe ragazze decidono di regalarsi, come sorta di "gohoubi", cioè "ricompensa" o "premio". Quest'ultimo pezzo è tradotto dalla wikipedia giapponese, ragion per cui, mi capirete, qui mi si presenta un problema: non capisco bene perché motivo si facciano il suddetto regalo, in che senso sia una "ricompensa", dunque, io la traduzione l'ho fatta, voi... leggeteci quel che vi pare... :P :lol: :-D
La prima volta che si parlò di cioccolato di S.Valentino in Giappone era il 12 Febbraio del 1936, quando la Morozoff Ltd. provò a commercializzarlo. Risultati zero. Il secondo tentativo risale al 1958. Stavolta ci provò la Isetan Co., Ltd. Una catena di grandi magazzini che lanciò una vera e propria campagna, con risultati scarsini. La parte del leone la giocò quindi Morita Akio, il fondatore della Sony ( :shock: ), che dirigeva una ditta d'importazione di merci varie dall'Occidente: diede il via alla realizzazione di una catena di negozi specializzati. La Morinaga & Co., Ltd., un'industria dolciaria (che produceva confetture e dolci all'occidentale) si gettò sull'affare e dagli anni '60 cominciò così a produrre moltissimo cioccolato e portare avanti un'intensa attività pubblicitaria per venderlo.
Un altro "colpo di genio commerciale" ha portato all'istituzione del "giorno bianco", meglio noto come White Day , che cade il 14 Marzo (vedi oltre). E' il giorno in cui si suppone gli uomini debbano "restituire il favore". In genere con un regalo che, da tradizione, dovrebbe avere 3 volte il valore di quel che si è ricevuto... ma c'è poco da fare: resta una scortesia far fare alla ragazza il primo passo e poi farla pure aspettare un mese... i soliti maschilisti... :P
Per la festa non commerciale, che più si avvicina al concetto di festa degli amanti, infine, dovrete aspettare che parli di Tanabata. La data di questa festa è un problemone... voi cercatela sotto Luglio, ma c'è tempo prima che ne parli.
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FESTIVITA' - MARZO: HOWAITO DEE (White Day)

Messaggiodi nii-nii il ven 28 mar 2008, 1:29 am

ホワイトデー , traslitterato "howaito dee", cioè "White Day". Ovvero "il momento di contraccambiare"... come si è detto...
I tipici regali "tradizionali" per il White Day sono biscotti, quelle caramelle dure quasi 100% zucchero (che non so come si chiamano), marshmallow e ovviamente cioccolato bianco. Recentemente si è presa l'abitudine di regalare un po' di tutto, dai peluche, ai gioielli alla lingerie... l'unica regola è che devono (dovrebbero) essere regali di colore bianco. Beh, in effetti si deve rispettare anche la regola del sanbai gaeshi ( 三倍返し letteralmente, "restituire il triplo"... non è una regola per quando si fa a botte: specifica che il valore del regalo dovrebbe essere almeno il triplo del regalo ricevuto a San Valentino. Un ottimo modo per incrementare gli affari, insomma :roll: ).
Nel 1977 a Fukuoka un'industria dolciaria, la Ishimura Manseido, provò a rifilare agli uomini i marshmallows perché li regalassero il 14 marzo, che provarono a battezzare Marshmallow Day ( マシュマロデー). Per fortuna non funzionò. L'idea però piacque. Il primo White Day fu celebrato nel 1978 per volere della National Confectionery Industry Association ( in originale: 全国飴菓子工業協同組合 ), come "giorno ufficiale" per rispondere al Valentine's Day (e al regalo/dichiarazione ricevuto). Il "doverlo fare", l'obbligo, sui giapponesi ha spesso presa e in effetti ha funzionato bene.
Il prodotto/regalo d'elezione divenne il cioccolato bianco. Ora può essere cioccolato bianco o nero, o come si è detto un regalo preferibilmente di colore bianco e preferibilissimamente di un certo valore... :lol:
Anche il semplice giri-choko, viene ricambiato come sorta di obbligo sociale. Se mi ricordo sul termine "giri" farò un post, perché è in effetti un concetto molto interessante per noi e importante per i giapponesi.
Ultima modifica di nii-nii su ven 28 mar 2008, 1:44 am, modificato 1 volte in totale.
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Messaggiodi nii-nii il ven 28 mar 2008, 1:32 am

Si è parlato di San Valentino e White Day, nel primo post di questo nuovo topic... per par condicio, mi par giusto parlare ora anche di SAD e Black Day... :smt044

Cosa sono? Presto detto... la vendetta dei singles... :smt043
Ecco qui... (per lo più traduco da wikipedia)

Singles Awareness Day (SAD) - è una festa ironica celebrata il 14 Febbraio (sebbene certi preferiscano il 13 o il 15 per distinguersi dalla natura troppo commerciale del 14).
E' il "giorno della consapevolezza dei single (o di essere single; notate che la sigla "SAD" significa "triste" in inglese), serve come risposta/alternativa per i single rispetto al giorno di San Valentino. Alcuni "osservanti" rispettosi di tale festa, lo sono perché infastiditi dalla natura commerciale del Valentine's Day, altri lo sono per motivi meno prosaici. Certi si accontentano di celebrare il loro stato di single, altri preferiscono autocommiserarsi bevendoci su o facendo un po' di autoironia, altri ricordano polemicamente alle coppiette felici che non è necessario essere in due per celebrare la vita, altri ancora "mandano a quel paese" chi ha un partner... tutti però hanno molto tempo da perdere... LOL.
Tipico saluto da "iniziati" è "Happy SAD!", ironico perché suona come "Felice Triste!".
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L'immagine (click per ingrandire) si riferisce ad una manifestazione a Tamsui, Taiwan. I cartelli riportano qualcosa tipo "crepino gli amanti" (essendo Taiwan, i cartelli sono cinesi, ma certi kanji si distinguono facilmente... in primo piano i kanji di "suki" e "hito" = persone amate, più dietro invece si vede il kanji shi di shine: crepate!).

Da dove giunge tanto odio? Non è odio, è ironia... deriva da un manga in effetti.
I club "Lovers-go-die" ( 死ね死ね団 , Shine-shine-dan, ovvero la "banda crepate-crepate!";
in Cinese: 去死去死團、o 情侶去死團 ) sono club contro amanti e coppiette. L'idea nasce appunto da un manga: Ping-Pong Club. In questo manga uno dei membri del club di ping-pong tradisce i suoi compagni di allenamento per uscire con una ragazza... ragion per cui i suddetti compagni si ribellano formando il (primo) club "Lovers-go-die" con lo scopo di far scoppiare la coppia in questione.
In Corea è presente qualcosa di simile... in gran parte dell'Asia Orientale, da tutto ciò è nato un movimento contro le manifestazioni d'affetto in luoghi pubblici (bigotti o invidiosi?... oppure bigotti E invidiosi?).

Dall'altro lato dell'Oceano Pacifico, gli americani non si smentiscono mai e si sono affrettati a registrare il marchio "Single Awareness Day" "Singles Awareness Day". Quale dei due sarà quello fasullo? E soprattutto, quanto bisogna essere teste di ca22o per essere come i due "furbissimi" avvocati che si sono affrettati a rivendicare i due "diversi" marchi? :roll:

Black Day - Cade il 14 Aprile, è una festa informale nata in Corea, ad opera del gruppo di cui sopra (Unit Solo/Solo Regiment, in coreano: 솔로부대) per far avvicinare i singles col pretesto di mangiare insieme la versione coreana dei ramen ( Jjajangmyeon, 짜장면). Il tutto viene condito con una salsa di fagioli neri, da qui il nome di "black" day... certo, deriva anche dal contrasto con il "white" day ovviamente.
Più o meno sembra un'altra festa dell'autocommiserazione che chi è appena un po' furbo trasformerà in un occasione per conoscere qualcuno... :-D

:look Spero passiate un felice Black Day... :twisted: :twisted: :twisted:

:smt043 :smt043 :smt043 :-D

Jaa ne! :smt026
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FESTIVITA' - MARZO: HINAMATSURI (Festa delle Bambole)

Messaggiodi nii-nii il ven 28 mar 2008, 1:35 am

雛祭り , Hina Matsuri, ovvero Festa delle bambole (hina). Ricorre il 3 Marzo ed è la festa delle bambine. Altri nomi con cui è nota sono: Sangatsu Sekku ( 三月の節句 , Festival del terzo mese o festival di Marzo), Joshi no Sekku (Festival delle ragazze) o Momo Sekku (Festival delle pesche). Quest'ultimo nome deriva dal fatto che i fiori di pesco, che sbocciano e annunciando la primavera, sono il simbolo del coraggio e della bellezza femminile. Le bambine indossano i loro migliori kimono e vanno in visita a casa di amici e amiche. Chi può o vuole, prepara per questa festa una piattaforma che assomiglia molto ad un tratto di scala coperto da un drappo rosso, su cui vengono disposte secondo un preciso ordine le bembole giapponesi tipiche di questa festa (dette bambole Hina) che rappresentano imperatore, imperatrice, consiglieri, cortigiani, attendenti e musici, nei vestiti di corte dell'epoca Heian (tra il 794 e il 1185 d.C.).
Immagine Immagine
La piattaforma d'appoggio a 7 gradini per le bambole Hina, con le bambole in esposizione (disposte secondo precise regole), durante l'Hina matsuri. A destra un dettaglio delle bambole.

In famiglia si festeggia, tipicamente mangiando sushi e una zuppa di vongole, ma non mancano i cibi speciali. L'hishimochi, tortine di riso tradizionalmente a forma di diamante, viene anche offerto alle bambole. La tortina è composta da 3 strati. Quello più in basso è verde, simboleggia l'erba e la natura che è ricoperta dalla neve bianca (come il secondo strato) durante l'inverno, che imperversa fino all'apparire del rosa dei fiori di pesco (lo stesso colore del terzo strato, quello più in alto), che annuncia la primavera. C'è poi lo shirozake (un tipo di sake, lett. "sake bianco"), un sake in cui resta della "polpa di riso" sul fondo, che risulta più leggero e più dolce.
ImmagineImmagineImmagineImmagine
A sinistra dei fiori di pesco, al centro le hina ningyou su una scalinata a 5 gradini, con al centro le offerte, seguita da una scalinata da 3 gradini. Infine e a destra il chirashi sushi e la zuppa (suimono) di vongole.
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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi nii-nii il lun 23 giu 2008, 3:52 pm

LE GEISHA E IL MONDO DEI SALICI E DEI FIORI

image_id: 574
Parlando di "Memorie di una Geisha", Arthur Golden ha affermato: "Ci sono due miti a proposito delle geisha. Uno è che le geisha sono delle prostitute. Questo mito è sbagliato. L'altro è che le geisha non sono delle prostitute. Anche questo mito è sbagliato".


LE GEISHA: I TERMINI ESSENZIALI E IL LORO SIGNIFICATO

Manco a dirlo, ma essendo io a scrivere, si comincia dalla lingua. "Geisha" come tutti i sostantivi giapponesi (non è proprio così, ma non stiamo a farla complicata), non può avere plurale. Dunque direte "una geisha", ma anche "due geisha", ok? Non osate andare in giro a dire "geishE" (né "katanE"), che se no, vi mando Luigino, un simpatico omino che misura 2 metri in altezza, larghezza e profondità, capace di ridurvi ad acqua e amminoacidi essenziali... ebbene sì, è un artista nel suo campo.
Ma torniamo seri... La parola è composta da due kanji,(gei) che significa "arte" e(sha) che vuol dire "persona" ("persona agente", in un certo senso); la traduzione letterale, quindi, del termine geisha in italiano potrebbe essere semplicemente "artista" ( :look anche se il campo è ben diverso da quello in cui opera Luigino :look).
Se ancora pensate alle geisha come a delle prostitute di lusso, non sentitevi presi in giro dall'uso del termine "artista", presto vedremo il perché e soprattutto elimineremo i vostri residui pregiudizi... qualora ne abbiate ancora, pur essendo qui in questo mondo da sogno ;)
Ma lasciamo il nostro dreamworld e torniamo al mondo delle geisha, il cosiddetto "karyuukai", scritto 花柳界 , ovvero, come recita il titolo, "il mondo dei salici e dei fiori" (il primo kanji, se fate caso, è quello di "hana", fiore"; il secondo invece è quello di "yanagi" e significa "salice"... il terzo non ve lo dico, indovinate voi... :lol: ). A volte si sente parlare di "mondo fluttuante" ("ukyo"), ma in effetti questo termine indica semplicemente il mondo nella sua precarietà (e malinconia, tristezza)... solo che l'ukyo ha dato il nome ad una corrente artistica, l'ukyoe, che inizialmente aveva come soggetto principale proprio il karyuukai, da qui l'assimilazione dei due diversi termini.

Altro "fraintendimento", se cercate geisha sulla wiki giapponese, non lo trovate! ...o meglio, venite reindirizzati verso la parola 芸妓 , in romaji "geigi" (pronuncia italiana "gheighi"). Perché? Per due motivi. Il primo è linguistico: geigi è il termine che indica tutte le "artiste" (e le apprendiste tali) di ogni regione del paese, in giapponese standard (geisha è un termine tipico di Tōkyō). L'altro motivo è storico. Tenetevi forte. Durante il periodo Edo (1603 - 1868 d.C.) ad Ōsaka il termine "geisha" era usato per indicare la versione maschile delle attuali geisha! Per le donne si usava "geiko". Per fortuna con l'avvento dell'epoca Meiji (1868 - 1912 d.C.) le figure maschili sparirono, ma il termine rimase passando a indicare anch'esso le donne (in particolare nella regione del Kantō).
Tuttavia il termine geiko era ben "radicato" ed è ancora oggi preferito in particolare tra le geisha di Kyōto (be', dovrei dire "tra le geiko" a questo punto). Geiko si scrive 芸子 (a volte anche come geigi) e come termine è spesso utilizzato (e preferito dalle geiko) nella regione del Kansai per distinguere in modo più netto le geisha di antica tradizione dalle onsen geisha ("geisha delle terme"), assimilate dai giapponesi alle prostitute, perché si esibiscono in alberghi o comunque di fronte ad un vasto pubblico.
Non so se quella nella foto qui di seguito sia una onsen geisha, ma di certo si sta "esibendo"... be', forse "viene esibita", decidete voi.
image_id: 543

Ad ogni modo trovo questa una splendida foto che mi sembra descrivere simbolicamente quelli che erano i contrasti del Giappone del dopoguerra... assai diversi dai contrasti del Giappone di oggi, ma pur sempre "contrasti". Curioso che un paese come il Giappone, immutato per secoli, sia poi diventato quasi un simbolo di stridenti contraddizioni e rapidi cambiamenti.

L'apprendista geisha, cui facevo riferimento prima, è spesso chiamata maiko ( 舞妓 , o, a volte, 舞子 ). La parola è composta anche in questo caso da due kanji. Il primo è , letto "mai", che significa "danzante" (è lo stesso kanji di "Mai-HiME", che dunque per un giapponese suonerà come "principessa danzante"), l'altro èoppure, letti entrambi "ko" (notate che il primo kanji è lo stesso di geiko e il secondo è lo stesso di geigi), col significato di "fanciulla" (per la verità, anche in cinese, porta con sé pure il significato di prostituta).
Anche questo termine è tipico in realtà di Kyōto (Ōsaka ecc...); a Tōkyō i termini usati per indicare le apprendiste sono 半玉 hangyoku, scritto coi kanji di "mezzo gioiello" o oshaku, scritto 雛妓 (il primo kanji è quello di bambola, hina, e in effetti può essere letto anche "hinatsuko") oppure お酌 (perché shaku significa "persona che versa il saké" e la "o" iniziale è onorifica).
In origine si diveniva maiko tra i 9 e i 12 anni d'età... poi, nel dopoguerra la "legge per gli standard sul lavoro" e la "legge per il benessere dei minori" posero fine a questa consuetudine e oggi giorno per divenire apprendiste è necessario aver conseguito almeno il diploma di scuola media inferiore (che in Giappone significa aver compiuto 15 anni).
A prescindere da ogni criterio anagrafico, è la maiko, in effetti, che con le sue complicate pettinature, il trucco elaborato e gli sgargianti kimono corrisponde allo stereotipo che in occidente si ha di queste artiste, più delle stesse geisha.
Una maiko, o più in generale un'apprendista, smette di essere tale entro i 21 anni, quando diverrà una geisha a tutti gli effetti.
image_id: 551
Una maiko. La scollatura bassa sulla nuca è considerata estremamente sexy.
Non so perché, ma comincio a pensarlo anch'io.

Altri possibili modi di chiamare le maiko sono tra il vezzeggiativo e la metafora... P.e. sono dette "kingyo" ( 金魚 ), cioè "pesciolino rosso" (letteralmente tradotto sarebbe "pesce d'oro", come l'inglese "goldfish"). Similmente le geisha sono/venivano chiamate anche "neko" (gatto... be', noi diremmo "gattina"), neesan o anesan (sorella maggiore) o "kurouto", cioè "professioniste" o "esperte".
D'altronde, come dicevo, c'è anche l'uso di metafore (nel caso particolare si parla di sineddoche, ovvero dell'uso di un termine che riguarda solo una parte per indicare il tutto). Le maiko vengono dunque chiamate "furisode", 振袖 , che in effetti è semplicemente un tipo di kimono con maniche particolarmente lunghe, oppure 赤襟 (che potrebbe pronunciarsi akaeri, ma anche akin, sekikin, shakukin, ...scusate, ma non ho trovato la corretta pronuncia);
ad ogni modo i kanji significano "colletto rosso"e se guardate la foto sopra o quella sotto al titolo, capirete sicuramente il perché dell'uso di quest'espressione. ;)

LE GEISHA: COME SONO E COME "LE VORREMMO"

Se non è la figura della maiko, lo stereotipo per le geisha che vige in occidente... allora il nostro immaginario è stato plasmato da Arthur Golden con il suo romanzo prima e, più di recente, dall'omonimo film che ne è stato tratto: "Memoria di una geisha".
Forse saprete che film e libro si ispirano ad una storia vera... per la precisione alla base di tutto c'è l'intervista di Arthur Golden a Mineko Iwasaki, che è stata la Geisha più famosa di Gion, il "quartiere tipico" di Kyōto, fino al giorno del suo ritiro, avvenuto a soli 29 anni, quando, così facendo, Mineko diede ai salici del karyuukai un motivo in più per piangere.
Iwasaki-san è la figlia di un nobile, discendente da una famiglia che ha servito l'ordine imperiale per 52 generazioni e di una ricca rampolla di una famiglia arricchitasi nell'antichità per mezzo della pirateria. Entrò nell'okiya (dove vivono geiko e future geiko) all'età di 5 anni, come atotori, cioè fu adottata e venne destinata a succedere alla anziana proprietaria. A partire dai 6 anni frequentò l'inoueryuu, la migliore scuola di danza del Giappone fin dal periodo Edo. A 15 anni divenne maiko e immediatamente fece il suo debutto nel Miyakowodori (lett.:
Il modo in cui è stata romanzata la vicenda non è affatto piaciuto alla scrupolosa Masako Tanaka (il suo vero nome prima che venisse adottata), che ha deciso, per prima in 300 anni di karyuukai, di rivelare al pubblico la verità sulla vita di una geisha.
La sua autobiografia è Hanaikusa (lett.: "la guerra dei fiori"), nel 2003 è stata un best-seller e nel 2007 ne è stato tratto un film con lo stesso titolo. Anche questo è solo vagamente ispirato, ma la Iwasaki è stata coinvolta direttamente allenando l'attrice perché si comportasse come una vera geiko e insegnando a tutto il cast a parlare nel particolare "slang" di Gion, l'hanamachi, ovvero il quartiere dei piaceri, di Kyōto.

D'altronde, difficile dire se per la poca fedeltà al reale, l'eccessivo sentimentalismo o l'uso di attrici cinesi, nemmeno alle comuni giapponesi è piaciuto "Memoria d'una Geisha": specie le più giovani apprezzano piuttosto il film di Ninagawa Mika (qui il sito ufficiale), Sakuran (tratto da un manga e interpretato dalla cantante Anna Tsuchiya), dove le donna sono dipinte in modo estremamente diverso... se sia un modo più realistico non ci è dato di saperlo, ma sicuramente si tratta di un film più giapponese e più "al femminile". Ecco il trailer :-D

Il film è ambientato nel quartiere di Yoshiwara (l'antico quartiere del piacere di Tōkyō) nel periodo Edo.
Anna Tsuchiya interpreta una tayū (oiran), ovvero una cortigiana di alto rango.
Come molte altre è stata venduta da bambina, e non ha avuto alcuna possibilità di scelta.
Mika Ninagawa, figlia dell’attore-regista giapponese Yukio Ninagawa, è una fotografa che esordisce qui per la prima volta alla regia, il film è stato presentato a Berlino come evento speciale e ha suscitato giudizi contrastanti, perché curatissimo a livello di fotografia e costumi, ma deludente a livello di sceneggiatura e regia, e a volte tendente al grottesco.
Notate che c'è nel trailer un richiamo al termine "kingyo" (pesce rosso), usato prorpio come vi dicevo ;)


Ho parlato di tayū e oiran... ma di che si tratta? Con il prossimo post passiamo a vedere un po' di storia. Con quello ancora successivo, la vita di una geisha (i suoi studi, la sua preparazione nelle arti, i suoi compiti, la vestizione e il trucco) :-D

image_id: 576


Fonti:
  • Wikipedia (in giapponese, inglese e italiano)
  • Immortalgeisha
  • iroha-japan.net
  • AsianWorld
  • Bunny Chan Monogatari
  • News dal Giappone
Praticamente tutte le immagini (così come alcuni tra video e links molto utili), per questo e i prossimi post, mi sono state passate da Veronicucciola, che ringrazio. Sono già tutte postate nel suo album, le altre sono nel mio... date pure un'occhiata ;)

Abayo!
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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi Annuccia il mar 07 ott 2008, 9:33 pm

SHUBUN NO HI (EQUINOZIO D'AUTUNNO) E TSUKIMI

Posto un articolo preso da Gocce di Felicità su una festività Giapponese avvenuta qualche giorno fa:

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Il 3 febbraio in Giappone si è festeggiato il Setsubun.

In quell’occasione abbiamo imparato che un Setsubun è in realtà un giorno preciso dell’anno che separa un momento da un altro, è un giorno che segna l’inizio di un periodo e la fine di un altro.
Abbiamo inoltre appreso un elenco di tutti i Setsu dell’anno.

Tra i 24 Setsu uno in particolare viene festeggiato il 23 Settembre: viene chiamato Shuubun No Hi o Higan no Chu-Nichi.

Lo Shuubun No Hi (秋分) rappresenta una delle tradizionali giornate di festa nazionale del Giappone e sembrerebbe avere anche una doppia origine.

La prima è quella di nascere per festeggiare soprattutto il cambio della stagione che per l’agricoltura anticamente aveva moltissima importanza: questo è infatti il giorno in cui sia il dì che la notte hanno la stessa durata.
Da questo giorno in poi le ore notturne saranno più lunghe rispetto alle ore diurne fino al solstizio d’inverno a Dicembre.

La seconda origine di questa festività invece è basata su un’antica tradizione Buddhista che da a questa festa un secondo nome: Higan No Chu-Nichi.

Il termine Higan significa “altra sponda” (Hi=altro, al di là di e Gan= sponda).
E’ usato per indicare il passaggio da una sponda all’altra, il passaggio da una stagione all’altra esattamente come succede a primavera durante l’Haru No Higan.

Mentre in primavera si celebra la fioritura dei fiori di ciliegio in autunno invece si celebra e venera la pioggia delle foglie d’acero, albero considerato altrettanto sacro quanto i Sakura a primavera.

Sia l’Equinozio di Primavera che quello d’Autunno rappresentano due momenti molto importanti dell’anno non solo perchè si passa da un periodo più caldo e solare ad uno più freddo ma anche perchè questi sono i due soli momenti dell’anno in cui giorno e notte si eguagliano e per chi anticamente aveva a che fare con l’agricoltura e lavori legati alla terra era importante per poter scandire i cambiamenti del tempo e il passare delle stagioni.

Inoltre in questo giorno molti giapponesi ne approfittano per visitare i propri antenati e offrire loro omaggi, cibo, fiori, incensi e preghiere.
La tradizione vuole che siano offerti cibi rotondi perchè si pensa siano questi i cibi che gli spiriti degli antenati preferiscano.

Tsukimi

Lo stesso giorno in cui si celebra l’Equinozio d’Autunno si festeggia anche un’altra ricorrenza: lo Tsukimi.

Tsukimi letteralmente significa “guardare la luna” (tsuki= luna, mi= guardare) ed è un’antica festa di origine cinese introdotta moltissimi anni fa in Giappone.

La celebrazione della Luna Piena prende le sue origini il 15esimo giorno dell’ottavo mese del tradizionale calendario lunare giapponese, normalmente però, secondo il calendario solare invece, cade sempre tra Settembre e Ottobre.

Origine Tsukimi

La festa dello Tsukimi nasce come celebrazione tipicamente cinese. All’inizio veniva chiamata “Mid-Autumn Moon” o meglio Moon Festival proprio perchè in questo giorno si organizzavano feste e varie celebrazioni con il solo scopo di celebrare la luna, da sempre definita “Signora della Notte”.

In seguito divenne poi talmente popolare da essere adottata anche come festività giapponese, prendendo così il nome di Tsukimi.
Secondo la tradizione in Giappone cominciò ad essere celebrata nel periodo Heian quando i nobili di corte erano soliti riunirsi fuori a contemplare la luna e il cielo stellato componendo musica e versi di poesia (Haiku); con l’arrivo poi del periodo Edo questa tradizione divenne completamente popolare tanto da coinvolgere anche i contadini che presero l’occasione per far diventare questo giorno un’opportunità per ringraziare le divinità per il raccolto e pregare affinchè possa essere per loro sempre abbondante.

Ciò non è da considerarsi assurdo se pensiamo che per secoli i contadini seguivano il periodo della semina e raccolto aiutandosi con le fasi lunari e il cambio delle stagioni e, anche se durante questa serata la luna non dovesse essere visibile, ad ogni modo, le celebrazioni verrebbero comunque organizzate per ringraziare la Signora della Notte.

Preparativi per la giornata

In giorni speciali si preparano cibi speciali e l’Equinozio d’Autunno-Tsukimi non sono da meno.

Durante questa giornata infatti è solito servire il famoso Tsukimi Dango, cioè dolcettini di riso a forma di piramide o di coniglietto che una volta preparati vengono posti vicino alla finestra, in veranda o in un luogo dove è possibile mangiarli mentre si ammira il fantastico bagliore lunare.

Con la stessa premura si adorna la casa con fiori, frutta e verdura autunnale in modo da dare il benvenuto alla nuova stagione e alla sera ci si riunisce insieme ai propri cari attorno al cibo e si mangia sotto il chiaro di luna.

E’ proprio in una serata come questa che potreste anche sentire i bambini canticchiare fuori una canzoncina che si chiama “Deta Deta Tsukiga”, una specie di ninna nanna dedicata proprio alla luna.

Ah… mi raccomando.. fate silenzio perchè in questa magica serata nel silenzio si contempla la bellezza della luna!

Buon Chiaro di Luna e Buon Inizio Autunno a Tutti! ;)

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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi Annuccia il mar 07 ott 2008, 9:35 pm

KODOMO NO HI


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Se il terzo giorno del terzo mese dell’anno si festeggia l’Hina Matsuri, ovvero la “festa delle bambine” allora il quinto giorno del quinto mese dell’anno (secondo il calendario lunare o cinese) si festeggiano i bambini.

Il 5 maggio infatti in Giappone si festeggia il “Kodomo no Hi” (こどもの日), ovvero la “festa dei bambini” chiamata anche “Tango no Sekku” (端午の節句).
“Sekku” vuol dire “festa stagionale”, mentre “tango” deriva da “tan” che vuol dire “primo” e “go” che vuol dire “cinque”, probabilmente riferito al numero del mese e del giorno in cui tale festa avviene.

E’ una festa celebrata non solo in Giappone ma anche in Cina, soprattutto ad Hong Kong, e in Taiwan.

Nella cultura cinese, secondo il calendario lunare, maggio è il mese della purificazione infatti è proprio in questo periodo che vengono effettuati molti riti propiziatori e purificatori contro spiriti malvagi.

Tuttavia non è possibile datare con precisione quando questa festa ha visto le sue prime celebrazioni, probabilmente durante il regno dell’imperatore Suiko; in Giappone comunque il Tango no Sekku è stato assegnato al 5 di maggio dopo il periodo Nara.

Oggi questa festa è più conosciuta con il nome di Kodomo no Hi e viene usata per celebrare i bambini e i ragazzi esattamente come il 3 marzo (Hina Matsuri) vengono festeggiate le bambine e le ragazze. E come alle bimbe, anche ai bambini viene augurato tutto il benessere e la felicità del mondo.

Si esprime gratitudine alle mamme e un augurio di prosperità e benessere ai figli.
L’unica differenza tra il Kodomo no Hi e l‘Hina Matsuri è che la prima è considerata festa nazionale, la seconda no.

Da non dimenticare anche che il Kodomo no Hi va a concludere il periodo di vacanza della Golden Week iniziato il 29 di aprile.

In questo giorno dedicato ai bambini le famiglie innalzano bandiere raffiguranti delle carpe (Koinobori) proprio perchè le carpe secondo una leggenda cinese sono capaci di nuotare contro corrente e di risalire altissime cascate trasformandosi in draghi enormi e possenti: rappresentano perciò tenacia, forza, coraggio, perseveranza e futura riuscita dei propri progetti, esattamente tutto ciò che si augura a tutti i bambini.
A tale proposito esiste una filastrocca cantata in occasione di questa festa dai bambini e dalle loro famiglie, chiamata proprio Koinobori. Dice così:

Yane yori takai koi-nobori
Ōki na magoi wa o-tō-san
Chiisa na higoi wa kodomo-tachi
Omoshirosō ni oyoideru


Si espone anche una bambola di Kintaro mentre cavalca una grandissima carpa indossando il tradizionale elmo samurai, il Kabuto.
Kintaro è il nome di un famoso samurai eroe del periodo Heian, famoso per la grandissima forza che aveva da piccolo: la leggenda racconta infatti che giocava con gli animali di montagna e cavalcava orsi.
Esporre perciò la bambola di questo “bambino prodigio” significa augurare ai propri figli di crescere forti e sani proprio come il piccolo Kintaro.

Vengono inoltre associati ai cibi le foglie di quercia e di bambù come simbolo di bravura, forza e perseveranza.
Si offrono ai ragazzi polpette di riso avvolte in foglie di bambù chiamati Kashiwa mochi o ancora i Chimaki Dango, definite scherzosamente come le “polpette della saggezza”.

Come per le bimbe anche per i bambini viene cantata una simpatica canzoncina che dice così:

Hashira no kizu wa ototoshi no gogatsu itsuka no Sei-Kurabe
Chimaki tabe-tabe nii-san ga hakatte kureta sei no take
Kinou kurabe-rya nan no koto, yatto haori no himo no take

Auguri di cuore a tutti i bambini del mondo ;)

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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi Annuccia il mar 21 ott 2008, 5:01 pm

AGOSTO: OBON - LA FESTA DELLE LANTERNE

Immagine

L’Obon (お盆) o semplicemente Bon (盆) è una ricorrenza giapponese che si svolge tra il 13 e il 16 agosto.
Viene anche chiamata Festa delle Lanterne ed è un’antica celebrazione Buddista in onore dei defunti.

Il nome esatto dell’evento è Urabon abbreviato oggi al solo Obon o Bon.
Alcuni fanno risalire l’origine di questa parola all’antico detto indiano “Ullabana” che vuol dire ” essere appeso o stare a testa in giù“; secondo altri è una variante persiana che alluderebbe a qualcosa che “sta tra la vita e la morte”.

Un’antica leggenda racconta di un monaco buddista, Shaka (chiamato “mokuren” dagli altri monaci), conosciuto anticamente per la sua capacità di avere visioni. In un giorno di agosto vide la propria madre defunta che soffriva per la fame. Per alleviare le sue sofferenze, il giovane monaco diede alla madre una ciotola di riso, cibo e bevande in modo da aiutarla a sopportare la sofferenza.
Questa storia venne tramandata nei monasteri per così tanto tempo che poi alla fine si trasformò in leggenda e ne venne istituito un vero e proprio culto dedicato ai propri antenati: il giorno dell’Obon appunto.

La Festa delle Lanterne dura circa 3 giorni: dal 13 agosto sino al 16.
Il programma è il seguente:

- Giorno 13/14 agosto: Mukaebi

In questo giorno vengono accese candele, fili di canapa e fiaccole chiamate Kadobi (Fuochi di Benvenuto).
Queste luci fungono da guida per aiutare gli spiriti a trovare la strada di casa e ricongiungersi sulla terra.
In preparazione di questo ricongiungimento con i cari ci si appresta a pulire casa poichè si aspetta un ospite, una persona che non si vede da tempo.
Per decorazione si usano piante sacre, frutta e incenso e si danza attorno al fuoco.
In attesa delle anime si offrono e si mangiano spaghetti.

- Giorno 15 agosto: Obon

Nel giorno dell’Obon vero e proprio i parenti si radunano insieme per visitare il cimitero. Dopo aver pregato per i propri cari e per se stessi, si mangia insieme offrendo cibo e bevande anche ai defunti: secondo l’antica tradizione ciò dovrebbe aiutare i defunti a sopportare le sofferenze (esattamente come fece il giovane monaco Shaka con sua madre).
Piatti tipici sono dolci di riso ricoperti di marmellata di fagioli rossi (azuki) e spaghetti cinesi.
Per le offerte invece viene usato del riso crudo, melanzane e altre verdure tagliate e posizionate su foglie di loto.

- Giorno 16 agosto: Okuribi

“Trascorsa la giornata” con i propri antenati, il 16 agosto vengono riaccese di nuovo le fiaccole, i fili di canapa, i fuochi e le lanterne per mostrare ancora una volta ai propri cari la strada per far ritorno nell’aldilà.
Vengono inoltre preparate delle imbarcazioni con dentro delle piccole offerte da dare all’anima da portare con sè durante il viaggio di ritorno e si lasciano galleggiare nell’acqua di un fiume o anche in mare.

Curiosità


Grazie a questa festa non solo si consolida il legame con i propri cari defunti ma anche con le varie famiglie. Le donne sposate approfittano di questa occasione per tornare dai parenti e genitori, ci si scambiano visite di cortesia (bonrei) e anche doni.
Vengono anche preparati dei banchetti chiamati Ikibon, L’Obon dei Vivi, dove tutte le famiglie al completo consumano l’intero pasto.

L’Obon è una tradizione molto antica: risale circa al 657 d.C. periodo in cui molte furono le influenze da parte di popoli differenti dai persiani ai coreani sino alla Cina.

La visione dei defunti che hanno gli orientali è ben diversa da quella occidentale: nell’antica religione giapponese non c’è l’idea dell’Inferno o Paradiso ma si crede che i defunti siano una sorta di via di mezzo tra anime e divinità che proteggono i propri discendenti vivi.

Esiste una particolare danza in questo giorno.
Alla fine della giornata festiva, la sera, nei cortili delle scuole attorno ad un fuoco, con canti scanditi dal suono di un tamburo, molti giovani ballano quella famosa danza attorno al fuoco che viene chiamata Bon Odori.

Non mancano di certo gli Hanabi (fuochi d’artificio), divertimento preferito dai bambini e il famoso Yukata indossato da molte ragazze proprio per l’occasione.

Fonte: Articolo preso dal sito http://www.sakuramagazine.com
Ultima modifica di Annuccia su gio 13 ago 2009, 4:49 pm, modificato 2 volte in totale.
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Date in giapponese, il loro calendario... un po' di storia!

Messaggiodi nii-nii il sab 22 nov 2008, 6:28 pm

Che anno è... in Giappone?!?

Divagazione sugli anni, i mesi e su come esprimere una data in giapponese...
il tutto condito con un pizzico di Storia


Come saprete in Giappone, in effetti, non si usa il calendario occidentale (calendario gregoriano), ma un sistema di conteggio legato alla vita dell'Imperatore.
Fino al 1873 le cose “andavano pure peggio”. Era in vigore infatti un calendario, detto “Wareki”, 和暦 , ovvero “calendario giapponese”, che era basato su quello cinese ed era lunisolare. Dunque, non solo gli anni, ma nemmeno i mesi erano quelli che conosciamo. P.e. il decimo mese del vecchio calendario lunare ( 旧暦 , kyuureki ) non era “Ottobre”, cioè juugatsu, 十月 (mese 10), come oggi, ma “Kannadzuki” ( 神無月 ~ かんなづき ).
La cui etimologia è incerta (i kanji che contiene sono quelli di “divinità”, “non-esistenza” e “mese/luna”), ma che vi ho subito segnalato perché dà il proprio nome all'anime Kannazuki no Miko.
Siccome per l'appunto, a volte si trovano negli anime, eccovi i mesi “dal nome originale”, dell'antico calendario lunare...
A volte ci sono variazioni nella lettura dei kanji, altre volte si ha una lettura moderna per “i vecchi kanji”, perché evidentemente, nel passaggio da un sistema all'altro, la letteratura si è adeguata ed a volte si hanno nuovi kanji associati ad una vecchia lettura... probabilmente nel tentativo della letteratura d'esser chiara per la “precedente generazione” oppure di “insegnare i kanji del nuovo calendario”.
Eccovi alcuni dei vecchi mesi (visto che alcuni tornano negli anime mi pareva carino segnalarveli), subito dopo vediamo come capire in che “anno giapponese” siete nati... ;)
Mesi del calendario lunare:
  1. 睦月 , Mutsuki (con altri kanji significa “pannolino” :asd )
  2. 如月 , Kisaragi (a volte Kiasaragi)
  3. 弥生 , Yayoi (anche usato per dire “primavera”)
  4. 卯月 , Uzuki
  5. 皐月 , Satsuki
  6. 水無月 , Minazuki
  7. 文月 , Fuzuki (o Fumizuki)
  8. 葉月 , Hazuki
  9. 長月 , Nagatsuki
  10. 神無月 , Kannazuki
  11. 霜月 , Shimotsuki
  12. 師走 , Shiwasu (o Shihasu)

Se ci fate caso, molti si ritrovano oggi giorno in nomi e cognomi! In effetti, a parte Shiwasu e Kannazuki, li ho sentiti usare tutti come cognomi e un paio come nomi (Hazuki, Satsuki e Yayoi).

:arrow: Ma torniamo al calendario giapponese attuale e al modo di enumerare gli anni (con piccola “parentesi storica”).
Nel calendario giapponese si riconosce un'era per ogni regno di un imperatore. Almeno dall'era Meiji in poi (è l'era di Kenshin aka Battousai! ;) ), il periodo precedente, il periodo Edo durò più di 200 anni... che non è la durata della vita di un imperatore, ma un periodo storico in cui la famosa casata dei Tokugawa “regnò” incontrastata e ininterrottamente. In effetti i Tokugawa furono Shogun, ovvero una sorta di primo ministro a capo anche della polizia.
Il Giappone fu difatti uno “stato di polizia” durante lo Shogunato (o Bakufu, per la sfumatura del termine e per capirne l'origine guardate su wikipedia) per circa 700 anni, dal 1192 al 1868! In questo periodo, anche se l'Imperatore e l'impero persistevano, costituivano una mera facciata... tanto che in certi periodi la casata imperiale visse praticamente in povertà e a tratti praticamente “agli arresti o in ostaggio”.
Ad ogni modo la regola 一世一元 , issei-ichigen, “un regno, un'era”, vale dall'epoca Meiji in poi, ma esiste anche una “datazione imperiale”... per vostra curiosità, stando alla 皇紀 (kouki, era imperiale) siamo nel 2668!
Solo che non si usa... se vedete il link... sono un po' troppi e poi le ere, il loro nome, avevano dei “problemi di arbitrarietà”, prima dell'epoca Meiji. Traduco da wikipedia:
...I nomi delle ere erano decisi dagli ufficiali di corte ed erano soggetti a vari cambiamenti. Il nuovo nome dato all'era (nengō) veniva scelto in genere uno o due anni dopo la salita al trono del nuovo imperatore. Un nuovo nengou veniva poi assegnato, in genere, il primo, il quinto e il 58esimo anno di un ciclo sessagenario (di 60 anni), poiché erano anni portasfiga secondo l'Onmyōdō (una dottrina esoterica... diciamo a metà strada tra sciamanesimo e cabala ^^;; ). Poi i nomi delle ere potevano cambiare per eventi particolarmente positivi... o per disastri naturali... insomma un po' per tutto.
Non bastasse ciò, il primo giorno del primo anno del nuovo nengou cominciava in effetti “quando più aggradava all'imperatore”... e continuava fino al successivo capodanno del calendario lunare, giorno in cui cominciava il secondo anno dell'era.
Bel casino, vero?

Ecco i periodi storici (“jidai” in giapponese, scritto 時代 ) utilizzati ad oggi nella datazione giapponese... con qualche notizia storica e riferimento agli anime... :P
  • 縄文 Jomon: (ca. 14000 a.C.?) - 400 a.C.
  • 弥生 Yayoi: 400 a.C. - 250 d.C
  • 古墳 Kofun: 250 d.C. - 593
  • 飛鳥 Asuka: 593 - 710
  • 奈良 Nara: 710 - 794
  • 平安 Heian: 794 - 1185. Il periodo Heian, che prende il nome dalla capitale del tempo, Heian-kyo, l'attuale Kyōto, fu culturalmente molto ricco, e rappresenta un periodo di apogeo sia per l'assimilazione della cultura cinese e del buddhismo, sia per la produzione letteraria, sia per lo sviluppo di una raffinatissima cultura aristocratica. Tra la produzione letteraria del periodo, alcuni classici e capolavori della letteratura giapponese, come il Genji monogatari, o lo Ise monogatari. In questo periodo il potere politico dell'imperatore iniziò però ad affievolirsi favorendo l'ascesa al potere della classe militare (bushi), che dominerà il Giappone in tutto il periodo a seguire fino alla modernizzazione (1868 - Meiji Isshin, ovvero Restaurazione Meiji).
    E' anche il periodo in cui sono ambientati anime come Otogizoushi e Kaidoumaru... ^_^
  • 鎌倉 Kamakura: 1185 - 1333
    In questo periodo, quello che prima era un titolo onorifico diviene un titolo politico: nel 1192 lo shōgun Minamoto no Yoritomo , 源 頼朝 ), proveniente da Kamakura, dà inizio al bakufu e quindi allo shogunato noto come shogunato Kamakura.
  • 建武の新政 Kenmu no shinsei: la “restaurazione Kenmu” 1333 - 1336. Segna il periodo di tre anni che comprende la caduta dello shogunato Kamakura e il sorgere dallo shogunato Ashikaga, quando l'imperatore Go-Daigo tentò di ristabilire il potere imperiale rovesciando il bakufu. Governò però appena 3 anni: un generale che aveva tradito il precedente shogunato, decise che era venuto il tempo di stabilire un nuovo bakufu. Il suo.
  • 室町 Muromachi: 1336 - 1573
    Il 1336 è la data dell'ascesa a shōgun di Ashikaga Takauji... Il generale di cui sopra... Il 1573, invece, è l'anno in cui Oda Nobunaga espugnò Kyōto. L'epoca prende il nome dal quartiere di Kyōto in cui si trovava la residenza dello shōgun. Viene chiamato anche periodo Ashikaga perché coincide sostanzialmente con lo shogunato Ashikaga.
    Comprende due “sotto-periodi”. Il periodo che va dal 1336 al 1392 è detto “periodo Nanboku-chou (cioè "delle Corti del Nord e del Sud"), mentre gli anni dal 1467 al 1573 sono noti come periodo Sengoku (cioè "degli stati combattenti"). Fu un'epoca di grandi sconvolgimenti, a volte datata fino al 1605 (una volta insediatisi i Tokugawa, infatti, l'instabilità e i combattimenti sanguinosi svanirono).
  • 安土桃山 Azuchi-Momoyama: 1573 - 1603. E' il periodo che vede l'unificazione del Giappone e la fine del “periodo degli Stati combattenti”. Fu caratterizzato da un continuo alternarsi di tensioni politiche e battaglie che durò 30 anni e vide la presenza sulla scena di tre tra i più grandi personaggi della storia giapponese: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.
    Questo capitolo della storia giapponese prende il nome dalla fortezza di Azuchi di Oda Nobunaga e dal castello di Momoyama di Toyotomi Hideyoshi a Fushimi.
    Come piccola nota aggiungerei che il bellissimo libro di James Clavell, Shogun, è ambientato proprio verso la fine di questo periodo (durante le lotte che seguirono la morte di Toyotomi e precedettero l'ascesa di Tokugawa).
  • 江戸 Edo: 1603 - 1868. A volte è detto “periodo Tokugawa”... perché comandarono i Tokugawa, ovviamente... e a volte si considera che inizi nel 1600 con la battaglia di Sekigahara, con cui Tokugawa mise in chiaro che sarebbe stato lui il nuovo Shogun.
    Gli ultimi anni del periodo Edo sono chiamati Bakumatsu, un periodo che va dal 1853 (data della fine forzata dell'isolazionismo ad opera del Commodoro Perry e della sua “nave nera”) fino al 1868. Ehi... è il periodo del famoso corpo d'elite della polizia, gli shinsegumi!
    ...e anche il periodo di Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto
  • 明治 Meiji: 23 ottobre 1868 - 30 luglio 1912. Con la Restaurazione Meiji, l'Imperatore Meiji ottenne il potere politico. Tutto merito di Kenshin!
  • 大正 Taisho: 30 luglio1912 - 25 dicembre 1926. Coincide, ovviamente con il regno dell'imparatore Taishō. La salute dell'imperatore era debole, e ciò causò il passaggio del potere politico dai vecchi oligarchi di stato (o genrō) alla Dieta Nazionale del Giappone e alle parti democratiche. Così quest'era è considerata un'epoca di movimento liberale, nota come la "democrazia Taishō", nettamente distinta dal precedente periodo Meiji, molto caotico, e dal successivo periodo Shōwa, improntato perlopiù al militarismo. Non a caso il nome postumo dato all'imperatore, ovvero il nome dell'era, è Taishou, ovvero “grande giustizia”. :look
  • 昭和 Shōwa: 25 dicembre 1926 - 7 gennaio 1989. Questo periodo, che traducendo letteralmente significa "periodo di pace illuminata", tradì gravemente le aspettative (a giudicare dal nome ^^;;)... Vide l'ascesa dell'ultranazionalismo, la bomba atomica, la resa del Giappone, la sua occupazione da parte degli americani (durata 5 anni) e... la fine della figura dell'imperatore-dio.
  • 平成 Heisei: 8 gennaio 1989 - tempo presente. Heisei significa "diffusione/crescita della pace"... speriamo che non presagisca qualcos'altro di brutto...
p.s. In caso qualcuno volesse informazioni più sostanziali, sappiate che i vari periodi sono presenti sulla wiki italiana.

:arrow: Lasciamo i periodi storici e concentriamoci di nuovo su come esprimere gli anni e le date!
L'attuale imperatore Akihito ( 明仁 ), è salito al trono l'8 gennaio del 1989, che è così diventato il primo anno dell'era Heisei ( 平成 元年 , letto “Heisei gannen” ovvero “primo anno dell'era Heisei”). Dunque il 2000 è il 12esimo anno dell'era Heisei, mentre il 2008 è l'anno Heisei 20 ( 平成二十年 , Heisei nijuunen).
L'era precedente è stata l'era Shouwa ( 昭和 ), durante il regno dell'imperatore Hirohito ( 裕仁 ), iniziata il 25 dicembre del 1926. :!: ATTENZIONE! Poiché Hirohito morí il 7 gennaio 1989, i primi sette giorni del 1989 appartengono all'anno Showa 64 e anche all'Heisei gannen.
Cos'altro c'è di importante...? Ah, già, essendo io nato nel 1981, secondo il calendario giapponese sono nato nel 昭和56年 ...che è il modo più comune di scriverlo oggigiorno, ma con i kanji dei numeri potreste trovare 昭和五十六年 (Shouwa gojuurokunen).
Se, infine, volete scrivere la data di nascita (o una data qualsiasi ^^;; ) per intero, vi ricordo che poi dovete aggiungere il mese e solo alla fine il giorno.
Per esempio...
昭和五十六年十月二十一日 (Shouwa gojuurokunen juugatsu nijuuichinichi).
Lungo? Be', ma noi diremmo: “ventuno ottobre millenovecentoottantuno”... non cambia molto, no?

:!: :!: :!: Non volete stare a calcolare l'anno?
Andate su questo sito e inserite il vostro anno di nascita, vi dirà al volo in che anno giapponese siete nati!
Ora che sapete l'anno, però, è il caso di sapere bene anche mese e giorno, no?

I MESI
I mesi li abbiamo visti in altre occasioni, ma ve li ricordo ancora. Sono...
  1. 一月 , Ichigatsu (Gennaio)
  2. 二月 , Nigatsu (Febbraio)
  3. 三月 , Sangatsu (Marzo)
  4. 四月 , Shigatsu (Aprile)
  5. 五月 , Gogatsu (Maggio)
  6. 六月 , Rokugatsu (Giugno)
  7. 七月 , Shichigatsu (Luglio)
  8. 八月 , Hachigatsu (Agosto)
  9. 九月 , Kugatsu (Settembre)
  10. 十月 , Juugatsu (Ottobre)
  11. 十一月 , Juuichigatsu (Novembre)
  12. 十二月 , Juunigatsu (Dicembre)

I GIORNI DEL MESE
I giorni del mese sono un po' particolari (giusto qualcuno... e l'ho evidenziato in rosso), dato che il classificatore per il giorno varia tra il classico nichi e un “inusuale” ka. Poi ho sottolineato dei punti cui prestare attenzione (perché in genere si tende a sbagliarli).
Ma vediamo subito i giorni del mese...
  1. 一日 , Tsuitachi
  2. 二日 , Futsuka
  3. 三日 , Mikka
  4. 四日 , Yokka
  5. 五日 , Itsuka
  6. 六日 , Muika
  7. 七日 , Nanoka
  8. 八日 , Youka
  9. 九日 , Kokonoka
  10. 十日 , Tooka
  11. 十一日 , Juuichinichi
  12. 十二日 , Juuninichi
  13. 十三日 , Juusannichi
  14. 十四日 , Juuyokka
  15. 十五日 , Juugonichi
  16. 十六日 , Juurokunichi
  17. 十七日 , Juushichinichi
  18. 十八日 , Juuhachinichi
  19. 十九日 , Juukunichi
  20. 二十日 , Hatsuka
  21. 二十一日 , Nijuuichinichi
  22. 二十二日 , Nijuuninichi
  23. 二十三日 , Nijuusannichi
  24. 二十四日 , Nijuuyokka
  25. 二十五日 , Nijuugonichi
  26. 二十六日 , Nijuurokunichi
  27. 二十七日 , Nijuushichinichi
  28. 二十八日 , Nijuuhachinichi
  29. 二十九日 , Nijuukunichi
  30. 三十日 , Sanjuunichi
  31. 三十一日 , Sanjuuichinichi
Ho usato i kanji dei numeri per rivederli un po', ma in effetti in genere trovate le cifre occidentali... La pronuncia, ovviamente, è sempre quella riportata a destra.

Infine, per capirci e per la cronaca oggi, 22 novembre 2008 è 平成20年11月22日 , che va letto: Heisei nijuunen juuichigatsu nijuuninichi.

Manca qualcosa? Be', i giorni della settimana, direi... li trovate QUI... insieme ad una "lezionicina video (e scritta)" su... i pianeti! :look

さらば、友よ! ("Saraba, tomo yo!", "Ci vediamo, amico mio!", è un saluto... in "stile-samurai")
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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi Sakura il ven 06 feb 2009, 11:27 am

SETSUBUN

Il 3 febbraio in Giappone viene festeggiato il Setsubun, un evento che serve a celebrare l’inizio della primavera e la fine dell’inverno secondo il calendario lunare.
“Setsubun” letteralmente significa “Setsu=stagione” e “bun=divisione” ed è un giorno particolare perchè segna la fine di un momento o periodo e l’inizio di un altro.

Riprendendo un pò quello che è il calendario cinese, l’anno solare è in Giappone diviso in 24 periodi chiamati “termini solari” nei quali si segna la fine e l’inizio di un periodo: ad esempio il Risshun che cade il 4 febbraio segna l’inizio della Primavera, il Rikka è l’inizio dell’estate o ancora il Touji il solstizio d’inverno.

Ecco un elenco di tutti i Setsu dell’anno:

Risshun (立春), inizio della primavera (4 febbraio)
Usui (雨水), acqua di pioggia (19 febbraio)
Keichitsu (啓蟄), risveglio degli insetti (5 marzo)
Shunbun (春分), equinozio di primavera (21 marzo)
Seimyou (清明), puro splendore (5 aprile)
Kokuu (穀雨), pioggia di chicchi (20 aprile)
Rikka (立夏), inizio dell’estate (6 maggio)
Shōmitsu (小満), abbondanza di chicchi (21 maggio)
Bōushu (芒種), semina del riso (6 giugno)
Geshi (夏至), solstizio d’estate (21 giugno)
Shōusho (小暑), caldo moderato (7 luglio)
Taisho (大暑), grande caldo (23 luglio)
Risshūu (立秋), inizio dell’autunno (7 agosto)
Shosho (処暑), fine del caldo (23 agosto)
Hakuro (白露), bianca rugiada (8 settembre)
Shūubun (秋分), equinozio d’autunno (21 settembre)
Kanro (寒露), fredda rugiada (8 ottobre)
Sōkō (霜降), arriva la brina (23 ottobre)
Rittō (立冬), inizio dell’inverno (7 novembre)
Shōsetsu (小雪), leggere nevicate (22 novembre)
Taisetsu (大雪), grandi nevicate (7 dicembre)
Tōuji (冬至), solstizio d’inverno (22 dicembre)
Shōkan (小寒), freddo moderato (6 gennaio)
Daikan (大寒), grande freddo (20 gennaio)

Però dall’era Muromachi (1392-1573), periodo in cui il Giappone vide un’era di pace e fioritura delle arti e della cultura, il setsubun di febbraio cominciò ad essere maggiormente festeggiato e acquisì, col tempo, più importanza rispetto agli altri Setsu perchè simbolo della fine del Grande Freddo e l’Inizio della Primavera, ritorno del calore, del sole e fine di un lungo periodo di freddo.
E’ la fine del ciclo dei termini solari che si appresta a ricominciare dall’inizio e questo, per il Giappone, significa rinascita, risveglio del corpo e della mente, rappresenta un cambiamento e l’inizio di una lunga preparazione in vista della stagione della semina.
E’ il giorno in cui vengono praticati tutti i riti necessari per allontanare gli spiriti malvagi.

Fra questi riti vi è il più importante che è il Mamemaki, che solitamente viene compiuto dal Toshi Otoko (letteralmente significa uomo dell’anno), cioè dall’uomo che in famiglia ha lo stesso segno dell’anno in corso nello zodiaco cinese oppure dal capofamiglia. Quest’ultimo deve lanciare i fagioli di soia fuori dalla porta o verso un membro della famiglia a cui si è fatto indossare una maschera di demone e deve urlare “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” che significa “Andate via demoni! Entrate fortuna e felicità!
Dopo questo rito ogni membro della famiglia mangia tanti fagioli quanti sono i propri anni.

L’origine di questo rito risale ad un’antica leggenda popolare secondo la quale una vecchia signora vedova rubò un bellissimo kimono ad un orco camuffato da essere umano. Quando l’orco si accorse del furto rivelò alla vecchia la sua vera natura.
La vecchia signora per difendersi cominciò a tirargli contro la prima cosa che riuscì a capitare tra le mani: dei fagioli di soia. A quel punto l’orco scappò lasciando alla vecchia il kimono.

In questo giorno di festa ogni buon giapponese mangia il makizushi, un tipo di sushi avvolto con l’alga nori: per portare auspicio e fortuna deve essere mangiato senza parlare fino all’ultimo boccone e guardando la direzione propizia per quell’anno che dipende da particolari canoni dello zodiaco cinese.

In questo stesso periodo ci sono i festeggiamenti in Cina per il Capodanno e l’arrivo della Primavera: durante questa festa, come in ogni parte del mondo, si saluta l’anno vecchio e si da il benvenuto al nuovo anno rappresentato come sempre da un animale.
Il 2009 sarà l’anno del Bufalo!

Fonti: Articolo preso dal sito http://sakuramagazine.com/
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Re: LA CULTURA GIAPPONESE E LA LINGUA

Messaggiodi Annuccia il sab 21 mar 2009, 12:14 pm

SETSUBUN: SHUNBUN NO HI (EQUINOZIO DELLA PRIMAVERA)

Il 3 febbraio in Giappone si è festeggiato il Setsubun.

In quell’occasione abbiamo imparato che un Setsubun è in realtà un giorno preciso dell’anno che separa un momento da un altro, è un giorno che segna l’inizio di un periodo e la fine di un altro.
Abbiamo inoltre appreso un elenco di tutti i Setsu dell’anno.

Tra i 24 Setsu uno in particolare viene festeggiato il 21 di marzo: viene chiamato Shunbun (春分).

Shunbun No Hi in Giappone è festa nazionale e non è altro che un giorno importante perchè segna la fine di un periodo freddo quale è l’inverno e segna l’inizio della colorata primavera.

E’ un giorno speciale per i giapponesi e non solo perchè si celebra l’equinozio di primavera ma perchè parte un periodo di sette giorni noto come Haru No Higan o meglio ancora Primavera Higan.

Il termine Higan significa “altra sponda” (Hi=altro, al di là di e Gan= sponda).
E’ usato per indicare il passaggio da una sponda all’altra, il passaggio da una stagione all’altra.
Questo giorno indica il periodo del risveglio, il passaggio da uno stato di quiete, riposo e metaforicamente, ignoranza, a uno stato di illuminazione, di realizzazione completa del sublime, della meraviglia e della bellezza.
Un altro Higan simile a questo viene festeggiato a Settembre durante l’Equinozio d’Autunno: questi due momenti dell’anno sono molto importanti perchè sono i due momenti in cui le ore di luce sono uguali alle ore di buio ed è il tempo giusto per segnare il mutamento delle stagioni.

La precisa origine di questa festa è ancora sconosciuta in Giappone: ciò che si sa è solamente che venne adottata nell’ VII secolo quando fu l’imperatore di quel tempo a volerlo.
Unico indizio utile che possa rivelare l’origine di tale evento è l’agricoltura: tenendo conto che il Giappone ha una lunga storia come società agricola, l’Equinozio di Primavera è possibile che abbia trovato le sue origini tra le tante preghiere dei contadini che pregavano affinchè i raccolti potessero essere abbondanti e salutari.

Si ricorda un antico proverbio legato a questo periodo dell’anno che dice: “Atsusa samusa mo Higan ma de” che più o meno liberamente significa “ultimo freddo prima dell’Higan“.

Oggi i Giapponesi prendono questa festa come un giorno importante per ridare nuovo benvenuto alla primavera decidendo di stare nelle proprie città a trascorrere parte della giornata insieme ai propri cari e visitando le tombe degli antenati pregandoli affinchè concedano protezione ai parenti che offrono loro fiori e incensi.

Il primo giorno di questa settimana si usa mangiare gli “Ohagi” che sono un tipo di dolce molto conosciuto.
E’ fatto con la pasta di riso cotto e ripieno di marmellata di azuki, ma può anche essere fatto con il kinako (farina di soia tostata) oppure con il sesamo.

Quella di oggi è una giornata all’insegna del relax e della tranquillità dove chiunque può cominciare a notare i primi segni del risveglio di Madre Natura.

Una Buona Primavera a Tutti ;)


Fonti: Articolo preso dal sito http://sakuramagazine.com/
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