K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

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K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » ven 27 mar 2009, 12:15 pm

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Lo vinco o no il premio per il post più lungo della storia del forum ^MDW^? Word parla di 7797 parole!!!
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Prime Bbcode Spoiler Show Prime Bbcode Spoiler: Disclaimer
Prima di tutto permettetemi di ringraziare i siti internet di ‘La Stampa’, di Betasom (si, proprio loro :asd ), Bellona.org, Censurati.it, Weitalia.net e whatreallyhappened. Nonché gli autori del documentario ‘Kursk, a submarine in troubled waters’ e del libro ‘Immersione Rapida’. E, naturalmente, la Wikipedia ( :-D ). Questo documento non sarebbe stato possibile senza le notizie da loro riportate.
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K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.


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Per prima cosa chiariamo chi era ‘lui’. Quando nominiamo il K-141 'Kursk' stiamo parlando di un sottomarino oceanico lanciamissili a propulsione nucleare progetto 949a ‘Anteo’, la classe nota alla NATO come OSCAR-II. Il progetto è stato fatto tenendo presente tutte le migliorie suggerite dal sempreverde progetto 941 ‘Squalo’ (Typhoon) come banco di prova per le tecnologie da applicare su una prevista classe 949b (Oscar-III, mai prodotto). E’ un mostro lungo 154 metri, largo 20 e alto 9 ‘tutto dentro’ che disloca 14.700Ton in superficie e 24.000Ton immerso a pieno carico. E' capace di una velocità massima dichiarata di 30 nodi e di operare a 600m di profondità. Suo scopo unico e solo è portare in posizione di fuoco 24 missili antinave pesanti SS-N-19, ugualmente enormi, tanto enormi che il sistema di lancio verticale non è proprio verticale ma è angolato verso la prua, altrimenti semplicemente non ci stavano.

Armi ‘secondarie’ per un’unità di questa classe sono lanciate dai suoi 4 tubi calibro 533mm e da altri 4 calibro 650mm, quindi lo spettro delle armi impiegate è quanto mai vasto: si va dai classici siluri TEST, ai missili da crociera, per arrivare ai mastodontici siluri MAGNUM e ai nuovissimi siluri Shkval. Questi ultimi sono siluri supercavitazionali capaci, nella versione depotenziata da esportazione, di raggiungere i 200 nodi (370Kmh). Per dare un ordine di grandezza, i siluri americani più veloci non superano i 50 nodi. E’ ovvio che un’arma del genere con una buona soluzione di tiro non lascerebbe scampo a nessun avversario.

La missione 'di progetto' per una tale macchina da guerra è attaccare i gruppi da battaglia portaerei o eventuali grandi convogli navali, aprendosi una strada attraverso le varie difese sfruttando prevalentemente la forza bruta. A questo scopo è stato progettato in modo da poter subire una discreta quantità di danni prima di essere messo in condizione di non combattere. Particolare cura è stata posta nella stabilità al danno dello scafo. Quest’ultimo è del tipo a ‘doppio scafo ripartito’: due scafi DISTINTI, comunicanti a mezzo di paratie in tre punti diversi e racchiusi in un ulteriore scafo ‘leggero’ esterno. Inutile spiegare come una struttura del genere sia in grado di assorbire bene sia urti da fattori ambientali (iceberg) che qualunque esplosione da armamento.

Il nostro ‘lui’ doveva essere una delle principali star durante una serie di manovre facenti parte di una impressionante esercitazione della marina Russa, la quale sperava di sfruttare l’occasione come vetrina per l’export di armamenti in Cina e Iran.

Qualcosa però è andato tragicamente storto. Il problema è che, di solito, nessun sottomarino affonda: normalmente si limitano a scomparire per sempre in qualche milione di metri cubi di acqua salata. Il Kursk è diverso perché è stato perso in appena 108 metri di acqua in uno dei più grandi poligoni della marina Russa. Già questo basterebbe per far nascere delle speculazioni. A peggiorare il tutto resta il fatto che non esiste una teoria convincente sulla perdita del K-141 né sulla morte dei 55 ufficiali e 52 marinai (più 11 osservatori extra di nazionalità non perfettamente chiara) imbarcati su quella stessa unità. Ogni storia resa di pubblico dominio lasca un certo senso di dubbio…

Come se non tutti i pezzi del puzzle riuscissero mai a quadrare alla perfezione…

Direi che è una buona idea chiarire cosa si sa di sicuro e poi procedere con le storie ufficiali, ufficiose o fantascientifiche che suonino. I fatti rilevati noti e certi al di là del ragionevole dubbio sono i seguenti:

1- Il K-141 è (era) un’unità praticamente nuova, fiore all’occhiello della marina Russa e picco della tecnologia militare disponibile a Severodvinsk, nonché elemento strategicamente importante per la flotta Nord. L’equipaggio aveva poco addestramento sull’unità ma la maggior parte erano comunque veterani del servizio sottomarino, quindi conoscevano il mestiere. Il capitano in particolare era un Capitano di Primo Rango (quasi un Ammiraglio);

2- Pur con un complemento di 107 uomini, il K-141 è affondato con 118 uomini a bordo. Laddove dei 107 membri dell’equipaggio si conoscono i nomi (resi pubblici dalla stessa flotta), non è così per alcuni degli 11 uomini in più;

3- Il K-141 è andato perduto in appena 350piedi d’acqua a meno di 140Km dalla costa di Murmansk. Venne ritrovato, appunto, a 108 metri di profondità (uno sputo, per un’unità del genere) a muso giù per 25° e vela fuori asse a destra per 60° in un punto noto per avere forti correnti radenti localizzate;

4- Il K-141 non lanciò alcuna boa d’emergenza. I gavitelli di salvataggio non vennero impiegati;

5- Il lato destro del muso presenta forti danni con pesante ablazione di materiale. Manca un grosso pezzo della prua. C'è un segno di impatto sulla torretta. La pinna di coda non, ripeto non, ha mai toccato il fondo, ma presenta comunque danni da urto di entità limitata ma sufficiente a rendere inservibile la componente verticale del timone;

6- Grossi pezzi del sub risultavano sparsi sul fondale anche ad una certa distanza del punto di impatto presunto;

7- Il sottomarino ha lasciato una lunga scia da urto sul fondale (una strisciata);

8- Tutte le antenne esterne ed i periscopi risultavano in posizione estesa. Vale la pena ricordare che tali sistemi vengono estesi solo a quota periscopica (-10 metri), durante l’emersione o a sub completamente emerso. Viene tutto rimesso in posizione completamente retratta a scopo precauzionale sempre, anche durante le manovre di emergenza, qualora la profondità ecceda quella periscopio;

9- Almeno cinque dei nove compartimenti risultavano allagati, presumibilmente sin dal momento esatto dell’incidente;

10- Nel momento dell’incidente, il Pjotr Velikij (Pietro il Grande, un incrociatore pesante lanciamissili a propulsione combinata classe Kirov) ha identificato potenti effetti idro-acustici di sovrappressione verosimilmente compatibili con tre forti esplosioni consecutive nel punto identificato in seguito come il luogo del disastro, verosimilmente una primaria e due secondarie;

11- Meno di cinque minuti dopo tale rilevamento, non meno di otto aerei strategici Russi vennero fatti decollare su preallarme da varie basi lungo tutto il suolo Russo, destinazione ignota. Si parla non solo di alcuni vecchi Tu-95, che peraltro possono essere stati dei Tu-142 per sorveglianza marittima, ma anche dei pericolosissimi Tu-160, i quali sono unicamente bombardieri nucleari pesanti. Vennero fatte decollare su allarme anche alcune unità PVO (difesa aerea) che si diressero verso acque internazionali. Un’ora dopo il rilevamento dell’esplosione, l’Ammiraglio in carica dell’esercitazione decollò dal Velikij, verosimilmente a destinazione Murmansk-Mosca;

12- Sempre il Velikij ha individuato una boa d’emergenza verde-e-bianca. Vale la pena di far notare che il colore in uso alla marina Russa per tali oggetti è rosso-e-bianco. Verde-e-bianco è il colore in uso alle marine Americana, Britannica e Norvegese. Non rimane traccia alcuna di tale ritrovamento, sbandierato in lungo in largo agli inizi, così come non rimane traccia delle immagini di un servizio di Rossija (canale TV Russo) al riguardo;

13- Il Velikij individuò anche un eco dal sonar attivo che accreditò, in un primo momento, ad un altro grosso oggetto sul fondo marino, a poca distanza dal K-141 ma distinto da quest'ultimo. Tale oggetto scomparse nel nulla dopo alcune ore ma, in compenso, apparvero due aerei Orion da ricognizione marittima nello spazio aereo delle esercitazioni. Va ricordato che tali aerei, pur essendo specializzati nella lotta antisom sarebbero stati perfettamente inutili nelle operazioni di soccorso;

14- Un anonimo ufficiale del Velikij viene accreditato dalla stampa Russa di aver captato un segnale cifrato qualche tempo dopo la forte ‘esplosione’. Si sa che tale messaggio proveniva da un sub NATO ed era destinato alla base Norvegese di Haakonsvern, verosimilmente per richiedere una non prevista accoglienza per alcuni giorni;

15- I satelliti RORSAT Russi identificarono un sub classe 688 (Los Angeles) americano in lenta navigazione verso la Norvegia (stava ‘arrancando’, ma qui la traduzione risulta discutibile nel significato letterale). Tale unità venne in prima istanza identificata come l’SSN-691 Memphis ma più tardi viene accreditata per essere l’SSN-760 Toledo;

16- Gli Americani confermano la presenza nel settore (il che significa che c’erano verosimilmente anche altre unità) dell’SSN-691 Memphis, dell’SSN-769 Toledo e della Loyal, unità SURTASS (SURface Towed Array Sonar System) classe Victorious. E’ confermata anche la presenza di un sub Britannico classe Trafalgar: il Triumph. Non viene confermata invece la presenza di un SSK Norvegese;

17- Venne rifiutato qualsiasi aiuto da forze straniere fino a dopo una lunga quanto misteriosa comunicazione telefonica tra Putin e Clinton durata quasi trenta minuti. La marina, a quel punto, non ricevette un permesso di procedere ma l’ordine diretto e tassativo di far procedere gli aiuti stranieri, ed è una cosa di significato radicalmente diverso. Giunsero quindi sul posto la ‘Seaway Eagle’ (di proprietà della Alley Burton, a sua volta di proprietà di Dick Cheeney) e la ‘Norman Pioneer’, il cui mini-sottomarino per operazioni di salvataggio (LR-5) si sapeva già non essere adatto allo scopo (stesso discorso per la ‘Seaway Eagle’). In effetti l’LR-5 non era stato mai impiegato, e a quanto pare il sottomarino del "miracolo" avrebbe potuto essere un altro di concezione australiana, ma mai offerto in aiuto;

18- Il giorno 17 Agosto il direttore della CIA, George Tennet, vola a Mosca da Sofia, Bulgaria. Venne spiegato in seguito che tale visita serviva a discutere della situazione in Yugoslavia, ma la scusa non tiene. Lo stesso giorno i satelliti Russi da ricognizione colgono l’arrivo di un sub classe 688, malamente danneggiato nella sezione di prua, ad Haakonsvern;
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19- L’11 Maggio l’AVN annuncia un’esercitazione di recupero a scenario Kursk. La nave recupero viene identificata con la Mikhail Rudnitsky, prima unità, peraltro, a raggiungere il luogo dell’incidente;

20- Viene confermato che un sub Americano classe 688 è stato accolto in una base Norvegese. Non ci sono informazioni riguardo al preavviso della richiesta di questa sosta, né riguardo la natura della presenza di tale unità in quella particolare base, questo nonostante richieste pressanti di dettagli da parte delle autorità Russe. Durante questa sosta di ‘carattere tecnico’ furono fatte volare dagli USA alla Norvegia le mogli di undici degli effettivi, procedura mai prima effettuata e non chiara nelle implicazioni;

21- Secondo altre foto satellitari un diverso sub classe 688 Americano si stava già dirigendo ‘di buona lena’ a Southampton per rifornirsi, accompagnato al Trafalgar. Erano presumibilmente l’SSN-691 Memphis (va ricordato che i sub Americani per ragioni di segretezza non dipingono il distintivo ottico sulla vela, quindi l'identificazione certa può diventare una faccenda pruriginosa) e il Triumph, come confermano testimonianze oculari dal porto inglese che accreditano i 2 sottomarini come impegnati a rifornirsi, regolarmente attraccati l'uno all'altro;

22- Nei primi giorni il sito dell’incidente è stato difeso con decisione da unità di superficie (e verosimilmente anche sottomarine) mentre due diverse unità effettuavano la mappatura del fondale e delle correnti sottomarine;

23- I sub norvegesi recuperano alcuni pezzi di HY-80 vicino al relitto. L’HY-80 è una lega ad alta resistenza utilizzata esclusivamente per gli scafi a tenuta Americani, la lega in uso nell’ingegneria Russa è diversa perché lo scafo esterno ha diversa funzione rispetto al corrispettivo Americano nel senso che deve potersi deformare anche molto, al contrario di quello Americano che è l’unico scafo della nave, quindi non deve spezzarsi in alcun caso;

24- Il 1 Luglio 2002, senza alcun annuncio ufficiale, un sottomarino russo fa esplodere tramite attacco con siluri pesanti i resti del K-141 ancora sul fondo del mare di Barents. Il resto del relitto viene trasportato in gran segreto sull'isola di Seyda, nei pressi della penisola di Kola, e fuso.

Ogni conclusione tratta in questo Post viene data a titolo meramente speculativo sulla base di fatti noti, in particolare le foto del relitto una volta portato in superficie e le tracce fornite dai sismografi Norvegesi, rese pubbliche quasi subito e, naturalmente, le informazioni testé fornite.

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Vale la pena notare che gli eventi furono, in effetti, due. Un primo evento viene identificato come esplosione primaria ma in effetti firmato da armoniche più compatibile con uno stridore (tipo lamiera che si accartoccia). Il secondo evento, identificato come esplosione secondaria, è molto più forte del primo e lo segue a due minuti di distanza. Le armoniche di quest’ultimo sono compatibili con l’esplosione di una testata.

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Questi invece sono tracciati rilasciati più di recente, sempre dai norvegesi. Si noti che, correttamente, il primo evento non viene più identificato con una detonazione.

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Questo è, invece, lo scafo del K-141. Come si può vedere, al margine estremo della zona di dritta, ossia quella dove sono posizionati i primi tubi di lancio degli SS-N-19, è presente un foro circolare slabbrato verso l’interno. Un danno del genere è compatibile con l’attacco di un siluro del tipo ADCAP, spolettato per non esplode a contatto (gli Americani sanno della progettazione multiscafo russa) ma all’interno dello scafo esterno. Qui i casi sono 3: o quel foro e' stato fatto ad arte per simulare l'impatto di un MK48, o un MK48 ha colpito il Kursk oppure io non so più riconoscere un danno da perforazione. Fatto curioso, dopo che queste immagini si sono viste in tutto il mondo, si sono cercate le scuse più astruse per spiegare il foro e si è addirittura occultata quella parte del battello arrivando, a scanso di equivoci, a fondere l’intero scafo dopo circa un anno.

La faccenda divenne ancora più controversa dal momento in cui i Russi (e in seguito i Norvegesi) dichiararono di aver identificato (e quindi verosimilmente rinvenuto) pezzi compatibili con la struttura di un sottomarino ignoto. Non solo: in un primo momento venne rilevato un intero sottomarino posato sul fondo, sottomarino poi identificato col Memphis. A confondere il tutto, specialisti SIGINT Russi vennero accreditati di aver captato la richiesta del Toledo di attracco d’emergenza in base NATO per riparazioni. Il tutto venne ritrattato in seguito adducendo come scusa il fatto che i traduttori dell’ambasciata di Norvegia in Mosca non parlano un buon Russo (!!!) e quindi avrebbero mal tradotto la parola ‘cibo’ con la parola ‘riparazioni’ (sic).

Con questi fatti ben fissi in mente vorrei analizzare alcune delle migliori ipotesi riguardanti l’incidente e vedere perché le versioni ufficiali non quadrano.



IPOTESI:Mezza giornata dopo il disastro, il vice primo ministro Ilya Klebanov imputa la perdita ad una mina della seconda guerra mondiale.

CONSIDERAZIONI PRO: Sarebbe compatibile col danno alla prua.
CONSIDERAZIONI CONTRO: La zona è sensibile, nientemeno che un poligono. Risulta poco credibile che una mina non sia stata rilevante durante precedenti esercitazioni con i sonar VHF, così come risulta poco credibile che sia stata portata lì da correnti marine solo e soltanto in quel momento. Inoltre, una mina ‘porcospino’ della seconda guerra mondiale non avrebbe semplicemente la potenza per squarciare un sub moderno di alcuna classe, non parliamo neppure di un Progetto 949a fatto per reggere a ben altri maltrattamenti. L’orda di navi che hanno infestato la zona in seguito non ha peraltro rilevato alcuna mina e non ha avuto problemi di sorta.


IPOTESI: Il K-141 ha colliso con un’altra unità della Flotta Nord. Non necessariamente un’unità militare, forse un rimorchiatore che stava spostando le chiatte bersaglio.

CONSIDERAZIONI PRO: :shock: :-? :roll:
CONSIDERAZIONI CONTRO: Spero sia una barzelletta. Semplicemente impossibile perché le rotte da e per zone del genere sono riservate e vengono utilizzate da singoli tipi di unità. Una volta dentro le regole cambiano, ma le navi di supporto seguono comunque rotte riservate. Manca poi il rapporto della nave che avrebbe urtato il K-141. Ricordo inoltre che il K-141 è una nave molto massiccia. Se avesse impattato duro contro una chiatta bersaglio o contro un rimorchiatore, li avrebbe certamente affondati a prescindere dai danni che avrebbe potuto subire lui stesso. Inutile dire come non mancassero all'appello né rimorchiatori, né chiatte.


IPOTESI: Un’esplosione accidentale nel compartimento siluri ha distrutto il K-141. In particolare, un siluro 'Balena' (Kit) alimentato a perossido d’idrogeno subisce una perdita di carburante durante una manovra errata. Il perossido ha fatto reazione con altri materiali presenti in camera siluri portando all’esplosione primaria del tracciato sonar norvegese. Tenuto conto del fatto che, durante la normale navigazione, la paratia del locale siluri viene lasciata aperta a causa delle correnti di aria compressa che fuoriescono dai tubi al momento del lancio, estremamente fastidiose per gli addetti ai siluri e i cui effetti possono essere mitigati dando modo al getto di disperdersi in un ambiente più ampio, l’esplosione primaria avrebbe quindi raggiunto il comparto batterie, provocando un incendio e una reazione a catena che avrebbe fatto detonare le altre testate a bordo della nave senza lasciarle scampo nonostante il doppio scafo rinforzato.

CONSIDERAZIONI PRO: E’ molto ragionevole. I pezzi dell’altro sub avrebbero potuto essere stati persi a causa dell’eccessiva vicinanza di quest’ultimo al K-141 nel momento dell’esplosione secondaria.
CONSIDERAZIONI CONTRO: I siluri a perossido d’idrogeno sono, è vero, ancora in uso, ma il K-141 è (era) il fiore all’occhiello della marina, inutile quindi equipaggiarlo con un arma che sarebbe stata prodotta, nel migliore dei casi, nei primi anni ottanta. Non è però un caso se un battello inglese, l’HMS Sidon, è affondato a causa di un loro malfunzionamento, ma nel 1959. E' difficile che l'equipaggio del Kursk, quasi di prima leva su quel battello ma di sicuro non composto da burbe, abbia trattato con leggerezza un'arma di quel tipo la cui presenza sul K-141, per di più, non si riesce a giustificare.
Ci sono voluti due minuti tra l’evento primario e il secondario, inoltre, e normalmente gli equipaggio hanno il dito leggero sul pulsante di espulsione della boa di emergenza, perché quindi non lanciarla subito e chiedere quindi aiuto al Velikij, che era lì appositamente per quel motivo? Pur impegnati a combattere un incendio nel locale siluri e poi in quello batterie ci sarebbe stato tempo e modo per lanciarla, ma non è stato fatto (ricordo che tali boe hanno un radiofaro montato addosso quindi, conoscendone le frequenze, non le si può non trovare).
Ma sono soprattutto le riprese sottomarine scandinave a smentire la tesi del siluro difettoso, mostrando uno strano buco quasi alla base della torretta con i bordi rivolti verso l'interno e una lacerazione orizzontale che ben poco si sposano con una esplosione nella camera lanciasiluri di dritta e ancora meno con una reazione successiva con il materiale bellico a bordo.


IPOTESI: Un’unità sottomarina russa che stava partecipando all’esercitazione ha lanciato un siluro non inerte (’live’) correttamente armato. Sfortunatamente si parla di un siluro ad autoguida che ha individuato ed ingaggiato il K-141 distruggendolo. Fortunatamente non ha agganciato nessuno dei due sub americani nell’area o, se lo ha fatto, è stato evitato tramite contromisure o manovra.

CONSIDERAZIONI PRO: E’ molto ragionevole. I pezzi dell’altro sub avrebbero potuto essere stati persi a causa dell’eccessiva vicinanza di quest’ultimo al K-141 nel momento dell’esplosione secondaria, inoltre è compatibile col foro rilevato dai sommozzatori Norvegesi.
CONSIDERAZIONI CONTRO: Nonostante nelle esercitazioni si imbarchino anche armi vere, il loro utilizzo è, giustamente, disciplinato in maniera molto severa. Violazioni portano dritte alla corte marziale ed al congedo con disonore. E’ pura fantascienza, inoltre, credere che la cosa sarebbe risultata da un eventuale sabotaggio. Inoltre, lo ripeto, una singola testata su un 949a fresco di cantiere non può semplicemente sfondarne lo scafo esterno.
Dagli AAR (After Action Report) non risultano ammanchi di testate da guerra tra i sottomarini presenti all’esercitazione.


IPOTESI: Un’unità di superficie russa ha lanciato un missile SS-N-19 Shipwreck non inerte (‘live’) correttamente armato. Sfortunatamente, il K-141 era a quota periscopio e stava trasmettendo. Il missile si è collimato sulla fonte del segnale e l'ha attaccata, con successo. Va ricordato che l’SS-N-19 è un missile semplicemente enorme, con una testata semi-perforante da 750Kg di esplosivo HE.

CONSIDERAZIONI PRO: E’ molto ragionevole. Uno Shipwreck avrebbe la grinta per fare a pezzi anche un 949a. Essendo semiperforante, inoltre, avrebbe potuto andare a segno anche con il K-141 in immersione rapida, impattando quindi prima con la superficie del mare, viaggiano per inerzia fino allo scafo del Kurk e detonando in seguito al secondo impatto. I pezzi dell’altro sub non identificato avrebbero potuto essere stati persi a causa dell’eccessiva vicinanza di quest’ultimo al K-141 nel momento dell’esplosione principale.
CONSIDERAZIONI CONTRO: Non dà spiegazioni per il buco nella fiancata perché, se lo Shipwreck avesse colpito lì, avrebbe devastato l’intero compartimento. E’ fatto, dopotutto, per aver ragione delle portaerei classe Nimitz, uno tra i costrutti più resistenti mai entrati in servizio nella marina di qualsiasi nazione, quindi non si vede ragione per cui il danno possa essere così limitato nella zona di impatto e così esteso altrove. Resta inoltre vero il discorso sugli armamenti ‘live’.
E poi, scusate, va bene l’autoguida, ma centrarsi su un’emissione radio/dati è irragionevole semplicemente perché le navi militari in guerra operano sotto disciplina di emissioni, quindi l’elettronica di triangolazione sarebbe solo peso morto su un SS-N-19. Parimenti discutibile è che gli SS-N-19 siano equipaggiati con un sistema di tracciamento delle emissioni radar quando sono ad autoguida attiva.
Il buco riscontrato a dritta manca, inoltre, dei danni causati dalle alette del missile che, però, avrebbero potute essere strappate via dall’impatto con l’acqua.
Dagli AAR (After Action Report) non risultano ammanchi di testate da guerra tra le navi presenti all’esercitazione.



Già ma, allora cosa è successo davvero là sotto? Come e perché sono morte 118 persone? Resterà per sempre un mistero perché chi sa non vuole parlare… o non può più farlo. Solo 23 persone non perirono immediatamente. Questi marinai, tra cui Dimitry Kolesnikov, si spostarono nel compartimento nove, attendendo i soccorsi che sarebbero arrivati troppo tardi. La tragica situazione dei sopravvissuti venne alla luce grazie al ritrovamento di alcuni appunti scritti da Kolesnikov dopo l'incidente. Questi uomini furono paradossalmente i meno fortunati dell’intero equipaggio. Avrebbero forse potuto sopravvivere fino ad un salvataggio, ma una delle cartucce del sistema di rigenerazione dell’aria finì per entrare in contatto con l’acqua salata che filtrava da una delle paratie, emettendo gas tossico. Morirono asfissiati. Sfortunatamente il diario non dà alcuna indicazione delle cause del disastro. O forse, se le ha date, tali indicazioni non sono mai state rese pubbliche.



L’unica ricostruzione che, a mio modesto parere mette insieme tutti i brandelli di verità che conosciamo è la seguente. Tengo a precisare che è una ricostruzione assolutamente di fantasia il cui unico e solo scopo è metter insieme tutti i dati certi attualmente in mano nostra.

IPOTESI: A partire dal giorno 9 Agosto devono iniziare tutta una serie di grandi esercitazioni della Marina Russa nel mar di Barents. Va ricordato che il bilancio economico della Russia era ancora pesantemente in rosso, ma i prodotti dell’industria militare risultavano oltre che all’avanguardia anche relativamente economici, quindi, scopo di tali esercitazioni, più che migliorare il livello di preparazione dei marinai, dovrà essere fare da vetrina all’armamento Russo in vista di possibili vendite a clienti stranieri, in particolare Cina ed Iran. A tale scopo vengono invitati a presenziare osservatori di varie nazioni che vengono distribuiti un po' su tutte le navi della formazioni.

Niente-e-nessuno deve impedire che tale dimostrazione vada a buon fine quindi, a scopo cautelativo, il 5 Aprile un agente dei servizi segreti della marina USA, Edmund Pope, viene arrestato a Mosca. Processato a porte chiuse viene condannato a 20 anni di lavori forzati. Verrà rilasciato però a inizio Agosto, proprio quando cominciano le esercitazioni, tanto quanto basta per non scatenare una crisi diplomatica, ma abbastanza da impossibilitarlo fino all'ultimo a comunicare le sue scoperte (poi divulgate alla stampa) all'intelligence americana. L’America ignora quindi fino all'ultimo il piano di Putin per rilanciare l'economia Russa allacciando rapporti strategici con la Cina attraverso la vendita preliminare di armamenti.

Quando lo viene a sapere si corre ai ripari: la Victorious è già sul posto per osservare e riferire, prassi in caso di grandi esercitazioni, vengono però mandati anche l’SSN-691 Memphis e l’SSN-769 Toledo, quindi si richiede supporto d’emergenza agli Inglesi i quali, visto il rapporto privilegiato con gli USA e sperando di scoprire qualcosa per se stessi, mandano il Triumph, buon vascello con equipaggio di assoluto livello. Vengono verosimilmente informati anche i Norvegesi, ma la loro flotta di SSK è concepita per la difesa costiera; provvedono, forse, a mandare un’unità a scanso di equivoci, ma non si sa molto perché la Norvegia ha sempre fatto tutto per conto e a titolo strettamente proprio.

La mattina del 12 Agosto è previsto uno dei pezzi forti dello show: la dimostrazione dei temibilissimi siluri VA-111 Shkval. Pur nella versione depotenziata da esportazione sono armi che fanno paura: sono infatti troppo veloci per permettere una reazione a qualunque unità venga presa a bersaglio e, per la loro velocità, sono anche piuttosto manovrabili proprio grazie al concetto secondo il quale funzionano. Unico loro neo è che non sono autoguidati, seguono piuttosto una serie di punti di rotta ed esplodono ad impatto o a tempo. Con una buona soluzione di tiro a supporto delle loro caratteristiche tecniche, sono però estremamente letali. Così letali che le marine NATO ne hanno un terrore folle, ed a ragion veduta. L’idea di queste armi montate sui Kilo Iraniani e sui sub Cinesi fa venire gli incubi un po’ a tutti, ma non è questo il punto.

Qualsiasi sub è totalmente cieco. Può sapere con esattezza cosa gli sta intorno solo grazie agli apparati SONAR attivi ma, per un SSN straniero in missione di spionaggio all’interno di un poligono Russo, usare il SONAR attivo implica disegnarsi addosso un bel bersaglio a cerchi concentrici bianchi e rossi, nonché bruciarsi la copertura. Si procede quindi ‘ad orecchio’, ossia col SONAR in modo passivo. La navigazione, grazie ai sistemi inerziali ed a carte nautiche tenute sempre molto aggiornate, non è un problema. Il vero guaio risulta seguire il sub classe Oscar. E’ un gioco a mosca cieca diventato negli ultimi anni difficilissimo perché la progettazione dei sub Russi ha subito tali e tanti miglioramenti da metterli, sul piano del silenziamento, almeno alla pari con quelli Americani e Britannici.

Per seguire l’Oscar, un sub NATO deve stargli vicino. Molto vicino.

Dell’SSN-691 Memphis noi sappiamo che era stato mandato ad osservare il K-141 a distanza di sicurezza. Meno chiara è la posizione dell’SSN-769 Toledo all’interno dell’area di operazioni ma, forse, non così poco chiara come può sembrare. Scopo del Toledo è dare una propria dimostrazione ai Russi. Dovrà mostrare i muscoli, pedinare il Kursk da un palmo, farsi notare e dimostrare con fermezza alla Russia che la NATO disapprovava la presenza di osservatori cinesi, che è al corrente delle tecnologie impiegate e che la sua supremazia nei mari del mondo non è in discussione nemmeno a cause degli Shkval. Se, infatti, un sub Americano poteva fare i suoi porci comodi dentro un poligono Russo, allora poteva ragionevolmente pensare di farli dove gli pareva.

Sia la classe 688 che le unità progetto 949a sono unità da fondali profondi, unità oceaniche. Non possono trovarsi a loro agio un centinaio abbondante di metri d’acqua salata. Ne soffre la manovrabilità, ma ne soffre anche l’efficienza dei SONAR. Né il K-141 né i classe Los Angeles possono infatti filare in sicurezza le proprie cortine idrofoniche passive, ma non vogliono nemmeno usare i propri SONAR attivi. I Russi perché sanno della presenza degli Americani, gli Americani perché non possono farsi cacciare fuori prima di aver avuto successo nella propria dimostrazione di forza.

Il K-141 si avvicina alla zona di operazioni, quindi, come da procedure standard emerge per comunicare il proprio arrivo, a scanso di equivoci. Sta iniziando la fase di emersione, quindi è completamente sordo a causa dei forti rumori di flusso intorno allo scafo, quando il Toledo decide di metter in scena il suo piccolo quanto pericoloso spettacolo. La parte del sub Americano consiste nel tagliare la strada al Kursk, obbligarlo a cambiar rotta ed iniziare quindi un gioco a ‘perde chi molla’. A questo punto, come già detto, il K-141 è completamente ignaro della situazione intorno a sé stesso, per cui procede tranquillamente. Il Toledo nota solo a quel punto che qualcosa non va (il K-141 non inizia alcuna manovra evasiva), ma è troppo vicino per smarcarsi in alcun modo.

L’SSN-769 Toledo impatta di forza contro la sezione di dritta della prua del K-141. Il primo risultato è che il K-141 viene sbalzato vero il fondo dall’urto mentre il Toledo viene lanciato verso l’alto. Verosimilmente la vela del Toledo emerge per alcuni secondi dall’acqua. Frattanto il K-141 ha ancora abbastanza abbrivio per passare oltre: la vela e la sezione di poppa passano oltre il sub Americano, ma si corregge l’assetto della nave per impedire un possibile urto con il fondo. Nel frattempo l’SSN-769 Toledo si rituffa verso il fondo, urtando anche la pinna di coda del K-141.

Le conseguenze dell’impatto sono diverse almeno tanto quanto sono diversi i due sub. Il Toledo si trova col muso completamente sfasciato e con danni più lievi alla sezione di coda. Il muso va sicuramente a pezzi perché ospita la cupola del SONAR attivo, quindi non è corazzato, quindi è la parte più fragile della nave. La tenuta all’acqua del Toledo non è molto compromessa nel breve termine, ma il battello si ritrova a non poter più correre e a non avere più l’anonimato garantitogli dalla silenziosità. L’acqua di mare, infatti, scorrendo sui resti dell’impianto SONAR fa un baccano da spaccare i timpani. La boa di segnalazione d’emergenza (quella famosa verde-e-bianca) viene rilasciata in automatico. Suo scopo è far sapere dove si trova il battello in pericolo, nessuno aveva però pensato di disarmare il sistema di sgancio in territorio Russo. Il K-141 si ritrova con lo scafo esterno fortemente indebolito, ma non ha veri e propri danni. Li fanno resistenti a Severodvinsk. MOLTO Resistenti. Nessuno pensa a sganciare la boa di emergenza (rossa-e-bianca) perché la tenuta al mare del K-141 non è minimamente compromessa.

Questo è il momento cruciale. Gli Americani sono terrorizzati dalla prospettiva che il Russo, cliente scomodissimo, spari uno degli Shkval, armi contro le quali non ci sono contromisure, specialmente per l’ormai inservibile Toledo. Il panico raggiunge il limite critico quando i sonaristi dell’SSN-691 Memphis rilevano attività compatibile con il caricamento dei tubi lanciasiluri da parte del K-141. Verosimilmente, il Kursk stava però si lavorando sui tubi, ma per svuotarli, non per caricarli. Lo spazio sui sub, anche su uno enorme come il K-141, è limitato, quindi si caricano alcune testate nei tubi al momento stesso dell’imbarco. L’impatto con il Toledo ha causato danni di proporzione ignota ai tubi di dritta quindi il capitano (Capitano di Primo Rango, quindi uomo di mare di lunga carriera) decide per andare sul sicuro e rimuovere i siluri i quali, pur essendo inerti, hanno comunque carburante per le operazioni. Val la pena di far presente che, non conoscendosi l'entità dei danni allo scafo, si ignorava se i tubi si potessero effettivamente aprire vero l'esterno, da qui il fatto che l'idea di toglierli dall'interno non sia una trovata malsana ma un modo di non rischiare che succedesse un disastro durante l'espulsione in acqua.

Inoltre, il capitano del K-141 sa di non avere nulla da temere: è in acque Russe, con mezza flotta Nord pronta ad accorrere in suo aiuto e tutta l’aviazione di marina a disposizione per coprirgli la ritirata.

Sul Memphis però comprendono di essere un bersaglio tanto facile quanto il Toledo e non riescono a non ragionare come cowboys, pensando che gli Apache siano pronti a prenderli a frecce nel sedere e a fargli lo scalpo. Appena sentono rumori dal K-141 che potrebbero essere compatibili con il caricamento di testate nei tubi non si chiedono se queste testate siano inertizzate o no. Si chiedono come togliersi dal pasticcio in cui il Toledo li ha ficcati.

Si decide per marginalizzare il K-141. Il Memphis lancia una coppiola di siluri pesanti Mk48ADCAP contro il K-141 in palese violazione di qualsiasi regola di ingaggio mai imposta ad un’unità della marina USA. O forse non proprio? le regole di ingaggio in tempo di pace sono diverse da quelle in tempo di guerra solo sulla carta. Di norma il non aggredire per primi viene ovviamente rispettato e fatto rispettare con grande zelo ma non possiamo sapere quali fossero gli esatti ordini ricevuti dal il Memphis. Si voleva far fare una figuraccia ai Russi in mondovisione, unendo questo fattore ad una forte minaccia alla propria incolumità è possibile che, se non fosse proprio stato l’attacco lo scopo del Memphis, quello stesso attacco non sarebbe stato ingiustificabile di fronte ad una commissione della marina. Se in un primo momento il comportamento del Memphis appare scellerato, a pensarci bene potrebbe essere giustificato al di là di una violazione degli ordini.

I due siluri colpiscono la prua a dritta. La demoliscono in modo molto accurato, specialmente mettendo in conto che era già stata indebolita dal precedente urto con il Toledo. Come ho già detto, però, a Severodvinsk li fanno resistenti. Tremendamente resistenti. Dopo l’urto, infatti, il capitano ha ordinato di passare in assetto da combattimento. Questo implica sigillare tutti i compartimenti. I siluri distruggono la prua del battello, allagando alcuni compartimenti. Non tutti però. Il fatto che tutti i boccaporti siano sigillati preserva alcune sezioni di poppa del sub dall’allagamento.

Il Velikij sa. Il Velikij ha sentito tutto, ma non ha potuto far nulla. Avverte quindi il comando della marina che decide precauzionalmente di passare in assetto da guerra nel settore. Per sicurezza, si inoltra anche un’allerta per possibile primo attacco nucleare in corso contro la Russia. Popov, il capo della marina, è completamente fuori dalla grazia di Dio per aver perso la sua unità migliore. Decide di rendere pubblica l’individuazione del 688. Non solo ha in mano i tracciati SONAR ma (lo si saprà solo in seguito tramite Yuri Dotsenko, ex-ammiraglio) informa Einar Skorgen, capo delle operazioni Norvegesi, di aver rilevato sia i pezzi di un 688 sul fondo che la sia d’olio che lascia in superficie mentre cerca di fuggire. Gli fa sapere che, se lo accolgono in porto, farà ‘saltare la sua graziosa topaia fino su Marte’.

Putin impiega alcune ore per poter essere spostato da Sochi a Mosca. Gli alti comando sanno infatti che, se attacco nucleare deve essere, allora sarebbe un primo attacco volto a cancellare le infrastrutture militari del paese, non quindi mirato contro una località turistica di grande richiamo. Una volta a Mosca, Putin incontra Tennet. Non si sa quanto preavviso abbiano avuto i due per l’incontro, ma tutto sembra stare accadendo troppo in fretta. E’ la prima volta nella storia che il capo della CIA, e Tennent è l’uomo, o che un qualsiasi suo pari grado si trova ufficialmente nella capitale Russa. Avviene una misteriosa telefonata tra la Casa Bianca e il Cremlino. Successivamente si apprende della cancellazione di un forte debito contratto dalla Russia nei confronti degli USA e di una ulteriore concessione di un prestito di 10 mld$. Comincia l'avvicinamento agli USA e i colloqui con Clinton, la Russia pone le basi per un avvicinamento militare ed economico senza precedenti pur ottenendo di lasciare il piede in due scarpe e continuando la vendita di armi all'oriente senza l'ostacolo occidentale, ma tutto ciò è ancora di là da venire. Si devono ancora fermare gli eventi che stanno portando alla Terza Guerra Mondiale, ma il grosso è ormai fatto.

Però Putin ha una enorme pepita d’oro cadutagli inaspettatamente in grembo: avere gli USA in una posizione di svantaggio e' una occasione ghiottissima e irripetibile, una moneta di scambio del genere con l’incidente e' troppo preziosa per lasciarla in mani altrui e troppo pericolosa per lasciarla gestire ad una classe dirigente reduce da 20 anni di guerra fredda e con una ideologia estremista e ristretta. Richiama le forze strategiche e gli intercettori, mettendo quindi fine a quello che poteva essere l’inizio della Terza Guerra Mondiale. Ma il tempo è poco e bisogna agire in fretta. Sa anche che si possono recuperare alcuni superstiti, un mini-sommergibile del KGB ha fatto infatti già un sopralluogo e rilevato che il portello di fuga può essere aperto. Ma questi superstiti sono ora un pericolo proprio perché la Russia non è più quella di Stalin e lui non li può far sparire in qualche gulag. Per sfortuna dei superstiti del K-141, la situazione si risolverà da sola in capo a qualche ora.

Nel frattempo iniziano le bugie della marina: si sostiene non ci fossero armi nucleari a bordo (quando anche i sassi sanno che ovunque ci sia un vascelli di quel tipo ci devono essere, proprio in caso l'esercitazione si dovesse trasformare in qualcosa di più serio) e che il Kursk sia in acque profonde e irraggiungibili, nonostante un prima ispezione con un piccolo mezzo sia già stata effettuata impiegando senza peraltro riuscire ad agganciarsi al sottomarino a causa del portello danneggiato.

Il 17 agosto i norvegesi partono vero il luogo dell'incidente nonostante il divieto ancora vigente sulle operazioni di soccorso, ma sono 2 navi in realtà, una è la ‘Normand Pioneer’ Norvegese e l'altra è la ‘Seaway Eagle’, di proprietà della Alley Burton, compagnia americana facente capo a Dick Cheeney. Nessuna delle due navi sarebbe di alcun aiuto, ma vengono spedite lo stesso. La marina russa, su pressione dell'opinione pubblica internazionale e di Putin in primis, indice una conferenza stampa che finisce nel modo peggiore possibile: la madre di uno dei marinai dà in escandescenze e attacca la condotta del governo. Viene immobilizzata e sedata quasi in mondovisione prima che la stampa sia fatta allontanare e il tutto continui a porte chiuse.

Vengono anche mostrate le prime immagini del portello. 24h dopo quelle immagini del portello in eccellenti condizioni sono già sparite dai TG di tutto il mondo. Viene però accettato l'aiuto dei norvegesi e dei finti Norvegesi di cui sopra (Seaway Eagle) a patto che non si avvicinino alla prua, ma il 20 agosto nonostante i comunicati dell'ammiraglio Motsak che sosteneva che i superstiti avessero almeno 10 giorni di ossigeno, vengono trovati solo cadaveri a bordo del K-141. Da notare che le operazioni si svolgono in circa 4 ore, con soli 25 minuti per aprire il portello che secondo i sopralluoghi russi al momento dell'incidente era danneggiato in modo tale da impedire qualsiasi soccorso immediato.

Popov esplode. Letteralmente. Mentre in diretta TV si scusa e si cosparge il capo di cenere con atto di contrizione che avrebbe fatto invidia a qualunque peccatore, a telecamere spente ‘cambia persino faccia’ e giura quello che non avrebbe mai dovuto giurare. Dice ciò che non avrebbe mai dovuto dire: “dedicherò il resto dei miei giorni a scoprire i responsabili di queste morti” e allora pagheranno. Non avrebbe detto una frase del genere se la SUA Marina fosse stata la responsabile del disastro, perché allora avrebbe parlato di sé stesso. Dunque, i responsabili ci sono eccome: non è stato un incidente. Ma la guerra è scongiurata. Popov ha perso tutta la sua credibilità, quindi può minacciare chi vuole ma non è più un problema per nessuno. Non più.

Per Putin resta a questo punto il problema interno dell'opinione pubblica: si decide un risarcimento astronomico per i canoni russi, ben 3000$ a persona ai famigliari delle vittime e si approva la manovra di recupero del relitto, unico modo per recuperare tutti i corpi del personale a bordo dopo che la Alley Burton (di Cheeney, ricordiamolo) non era riuscita nell'impresa (ricordiamo di nuovo che era all’atto pratico inadatta al compito). Costo dell'operazione: 130 Mln$, il doppio di tutto il budget annuale. Nonostante questo il giudizio su Putin è ancora molto negativo da parte delle famiglie, che rifiutano di essere accompagnati dal presidente sul luogo dell'incidente per la commemorazione ad un anno dall'accaduto.

Siamo ormai nell'ottobre 2001, e dopo aver vagliato le diverse offerte, ad essere scelta e' la norvegese Mammoet, l'unica ad aver accettato di lasciare sul fondo la prua con il comparto siluri, effettuando una rischiosa e complessa operazione sottomarina per separare le due parti del sottomarino. Adducendo la scusa di non voler aver a che fare con siluri a rischio di esplodere, si accolla i rischi che la prua esploda in faccia ai suoi uomini durante le operazioni di rimozione, incomprensibile davvero, ma passiamo oltre. L’ultimo luogo di riposo di 118 uomini non è forse proprio l’ultimo: viene sollevato dal fondo con una chiatta, e tenuto sospeso in acqua fino al porto di Rosliekovo dove verrà depositato in un bacino di carenaggio dragabile.

La scelta di Rosliekovo scatena il panico tra la popolazione locale, infatti circolano voci sulla presunta contaminazione del Kursk a causa delle testate nucleari non ammesse dalla marina, che effettivamente sono ancora a bordo del relitto recuperato, o di un perdita del reattore, che però è nella sezione di poppa, quella integra. E proprio le 24 testate, 6 delle quali danneggiate sono un motivo in più per la dispendiosa operazione di recupero, sebbene non si sappia quante e quali di queste siano quelle nucleari. Tutto però si svolge in un clima di magnificenza e grandiosità: la piccola cittadina diventa oggetto dell'attenzione internazionale, si costruiscono alberghi, si fanno conferenze, tutti gli occhi sono puntati sulla buona volontà di Putin che permette di dare una degna sepoltura ai caduti (e nel frattempo recupera il prezioso materiale bellico: un’atomica resta pur sempre un’atomica, una che non dovrebbe più esistere acquisisce poi un valore aggiunto non irrilevante).

Le esequie si svolgono in forma ufficiale il 17 Novembre 2001 e in questa occasione ci si rende conto di come il piano di Putin sia perfettamente riuscito. Nessuna critica, nessuna insinuazione, nessuna contestazione, in pieno stile sovietico ogni mezzo di comunicazione è sotto controllo e l'attenzione delle famiglie, fulcro della mobilitazione dell'opinione pubblica e' assorbita dalle celebrazioni eroiche nei confronti dei caduti e sul lauto risarcimento ricevuto. Il premier russo esce dalla vicenda a testa alta, orgoglioso di aver recuperato i corpi dei caduti e vittima a sua volta delle vedute conservatrici e dell'idiozia delle forze armate… di QUALI forze armate, non si discute però mai.

E proprio da qui Putin parte per regolare i conti e con questo pretesto può rinforzare ulteriormente la sua posizione. Appena si calmano le acque agisce: il 1 Dicembre ben 10 Ammiragli vengono licenziati tra i quali, naturalmente, gli scomodi Popov e Motsak. Il 18 Febbraio dell'anno seguente tocca al ministro della giustizia Lebanov, a quello della difesa e degli interni. E' Ustinov (ricordate? L'uomo di fiducia di Putin messo a capo dell'inchiesta) a prendere il posto di Lebanov ea dichiarare chiusa la questione, la cui versione ufficiale diventa definitivamente il siluro difettoso e segretando al massimo livello tutto il materiale.

Ma non è finita, non ancora: torna a farsi sentire Edmund Pope, nel frattempo allontanato dalla marina USA, con alcuni documenti che proverebbero l'azione di Putin nei mesi successivi per vendere il siluro Shkval in giro per il mondo senza il minimo ostacolo da parte degli USA. Che trovano anche vantaggio nella vendita dell'arma al Canada con alcune trattative segrete portate avanti da Putin in persona senza il coinvolgimento della marina che certamente non avrebbe permesso di consegnare il siluro in mani di fatto statunitensi.

Il 1 Luglio 2002 tutto ha definitivamente fine quando un sottomarino Russo fa esplodere con un siluro tutto che restava del Kursk sul fondo del Mare di Barents. Il resto del relitto viene trasportato in gran segreto sull'isola di Seyda nei pressi della penisola di Kola e fuso. Non restano tracce fisiche di ciò che possa essere veramente accaduto là sotto.

Il ricordo dei caduti vive negli epitaffi e nei due monumenti identici a Mosca e nella base navale di Vidjaeva.

CONSIDERAZIONI PRO: Tutto torna. Una manovra sbagliata in acque basse è una cosa molto comune: si hanno notizie confermate di decine collisioni tra natanti in esercitazione, anche in contatto radio tra loro Ricordiamoci che si tratta di mostri di decine di migliaia di tonnellate che hanno un'inerzia non indifferente, giocano a chi è più silenzioso e in questo caso si facevano il pelo apposta. Eccone alcuni episodi a titolo di esempio:
Prime Bbcode Spoiler Show Prime Bbcode Spoiler:
*1960/1961 - USS Swordfish (SSN-579), Pacific Coast of Russia, collision with a submarine, minimal damage.
*first sixties – USS Skipjack (SSN-585), Barents Sea, collision with a frigate (!), minimal damage.
*July 1965 – USS Medregal (SS-480), Tonchino Gulf, the sub collided and disabled a Greek ship suspected of smuggling weapons.
*March 1966 – USS Barbel, near Hainan, the sub collided with a ship suspected of smuggling weapons. The planes of the sub’s turret were lost and the smuggler’s ship was sank due to the damage suffered.
*December 1967 – USS George C. Marshall (SSBN-654), the sub ‘flew over’ a Russian sub, minimal damage.
*9 October 1968 – unknown American/British sub, Barents sea, huge damage to the outer hull of the Russian sub, unknown damage to the other. The Russian navy marked the unknown vessel as sunken after assessing the damage to their own vehicle;
*November 1969 – USS Gato (SSN-615), the K-19 dodged, flying over the American sub, and scratching the turret of the American unit. The K-19, nicknamed Hiroshima by his crews, was not new to shows like this.
*14 March 1970 – USS Sturgeon (SSN-637), a Russian sub flew over the American unit scratching its left side.
*June 1970 – USS Tautog (SSN-639), off Petropavlovsk, the ship collided with the K-108 Black Lila. The American sub lost a third of the turret. The US Navy marked the Russian ship as sunken… but Captain Bagdasarayan managed to save his vessel. He is the first and only Russian captain to have been “formally rebuked by the Party for having collided with an American submarine.” When the Navy decided to lift that mark, he protested and held it close to his heart. From that incident, in the Russian Navy there is this joke going around: “An American sub collided with an iceberg. Reportedly, the iceberg suffered no losses.”
*1970 – USS Dace (SSN-607), Mediterranean, minimal damage.
*1971/1972 – USS Puffer (SSN-652), Petropavlovsk, collision with a diesel sub, minimal damage.
*1974 – USS Pintado (SSN-672), Petropavlovsk, collision with a Yankee class sub, minimal damage.
*3 November 1974 – USS James Madison (SSBN-627), Holy Loch, Scotland, collision with a Victor class sub, minimal Damage.
*1981 – HMS Spectre, Artic, collision with a nuclear submarine of sort, minimal damage.
*October 1986 – USS Augusta (SSN-710), Collision with the Delta-I sub escorting a Yankee, damage unknown.
*24 December 1986 – HMS Splendid, Barents sea, collision with a Typhoon, the Russian sub returned to base with a stunning success on his credit for having ‘stolen’ the final part of the radiating element of the passive sonar of the British submarine. It had entangled him.
*11 February 1992 – USS Baton rouge (SSN-689), Murmansk, collision with a Sierra class sub, minimal damage.
*20 March 1993 – USS Greyling (SSN-646), Barents Sea, collision with a Delta III, minimal damage but Clinton had enraged, mostly because every single navy joked on the fact that the US Navy had so much data on the Delta III that it could build one from the keel up. This could have been the prelude to the Kursk disaster.

Resta inoltre vero che, pur sbandierando la marina Americana tradizioni di assoluta eccellenza, le forze sottomarine sono da sempre comandate dagli ufficiali più aggressivi. Si tratta di una tradizione che risale ai tempi di Hyman G. Rickover. La classe 688 inoltre, è famosa nel mondo per il numero di collisioni che l’ha vista protagonista, in alcuni dei quali ci sono scappati i morti.
CONSIDERAZIONI CONTRO: :-| Non torna solo il fatto che tutti gli alberi sulla vela del K-141 fossero in posizione estesa ma, forse, nella concitazione dell’ordinare di vuotare i tubi ci si è dimenticati del dettaglio. Si aveva molto altro da fare e molto poco tempo per farlo in sicurezza, dopotutto.
Forse più grave, è davvero possibile una tale ‘criminale leggerezza’ (ma a me viene voglia di usare un’altra parola) da parte degli Americani? (20 March 1993 – USS Greyling (SSN-646), Barents Sea, collision with a Delta III, minimal damage but Clinton had enraged, mostly because every single navy joked on the fact that the US Navy had so much data on the Delta III that it could build one from the keel up)
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda Gidus » ven 27 mar 2009, 9:01 pm

Bel modo per perdere piu' di mezz'ora per un post :onion22
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda nb21 » sab 28 mar 2009, 12:38 am

Penso proprio che tu noin sia andato tanto lontano dalla verità. :onion63
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » dom 29 mar 2009, 4:31 pm

Gidus ha scritto:Bel modo per perdere piu' di mezz'ora per un post :onion22

:onion48 Asp... Aspetta, vuoi dire che l'hai letto?

:onion31 Vuoi dire che QUALCUNO l'ha letto per davvero! :shock:

nb21 ha scritto:Penso proprio che tu noin sia andato tanto lontano dalla verità. :onion63

Non ancora convinto? Riproviamo ad ipotizzare un altro scenario a partire dal momento in cui il K-141 si sta avvicinando all'area delle esercitazioni.

Il Capitano del sub, prima di partire, ha avuto modo di parlare con il comandante della base. Una cosa sola noi sappiamo per certo: non voleva lasciare il porto. La ragione può far sorridere i più, ma per un uomo di mare è serissima. Non si riusciva più a trovare Maska, un topo campagnolo il cui scopo è essere la mascotte della nave. Ora, la superstizione è moneta corrente tra gli uomini di mare, quindi adduce molte scuse per non partire. Ricordano bene il dettaglio molti alla base. Ricordano molto meno bene la serissima 'arringa' che l'Ammiraglio ha tenuto al Capitano. Proviamo a ricostruirla insieme.

A bordo ci sono 11 'osservatori'. Il termine, in questo caso, va a braccetto con l'espressione 'potenziali compratori'. l'Ammiraglio vuole che siano trattati con i guanti di velluto. 'Che vedano ciò che vogliono vedere', dice al Capitano, 'sia gentile con loro e una sua promozione non sarà più questione di anni ma di mesi'. Il Capitano si ritrova quindi ad avere a bordo un carico non completamente gradito, ossia questi uomini in più. I potenziali compratori, però, hanno mandato uomini abbastanza esperti delle operazioni sui sommergibili quindi comunicare, nonostante un inglese zoppicante (lingua franca), non è poi così difficile. Durante il viaggio diventano amici dell'equipaggio Russo che, in fondo, è curioso di sentire le storie che questi 'uomini in più' hanno da raccontare.

Diventano amici anche del Capitano: nonostante siano musulmani, cinesi e quant'altro, gli sono simpatici. Il suo battello è tirato a lucido, poi, e lui ha l'ordine di essere gentile fin quasi alla piaggeria. Quando gli comunicano che tutto è pronto e restano ancora alcune ore alla zona di esercitazione decide di sfruttare il tempo per fargli da cicerone durante un giro turistico della nave. Chissà, magari riesce a persino far staccare a Severodvinsk un contratto per dei Progetto 949!

Si parte dal locale siluri e si visita tutto, alla fine si arriva al momento cruciale: la plancia di comando. E' bellissima. E' nuova. E' molto più avanzata di quella su qualsiasi sub questi 'uomini in più' siano mai stati. Li si può quasi immaginare mentre si riuniscono a capannelli intorno alle varie stazioni dove si fanno spiegare tutto da solerti sottufficiali mentre il resto del personale va e viene calpestando la moquette rossa, apparato di silenziamento sì, ma di un lusso che pensavano potersi trovare solo nei Grand Hotel del decadente Occidente. Possiamo anche immaginare che siano suddivisi un po' per stazione: alcuni al tracciamento, alcuni al SONAR, alcuni al terminale d'attacco e qualcuno nella zona del timone.

Il capo sonarista in particolare è orgogliosissimo del suo nuovo giocattolo per cui probabilmente li fa anche ascoltare in presa diretta i suoni del Mar di Barents prestandogli le sue cuffie. Nel mentre il capitano, con tocco di magnanimità mista ad orgoglio, propone ai due ufficiali cinesi di 'guidare' il sub durante la manovra di emersione. Sa che la zona è perfettamente sicura. O, meglio, lo suppone su basi ragionevoli.

Ci dovrebbero essere, è vero, parecchi sub NATO. Ma i ricognitori marittimi li danno più lontani a Nord. Lyachin è un uomo tranquillo, nonostante stia per prendere parte ad una grande esercitazione, nonostante non ci sia il portafortuna. Nonostante tutto è tranquillo. Il sub però non è più sotto il completo controllo del suo equipaggio Russo. Il SONAR, le cui prestazioni sono già degradate dal fatto di trovarsi in acque basse, è operato da una persona che ne sa poco o nulla. Possiamo persino immaginare l'ospite che fa finta di non star sentendo quello che intuisce essere un 688 in avvicinamento. Non vuole far la figura del rozzo campagnolo di fronte ai Russi che gli stanno mostrando uno splendido mezzo, un mezzo così avanzato da sembrargli fantascientifico.

Ora possono essere successe due cose. O tutto procede come nella mia ricostruzione precedente: impatto e conseguente affondamento da parte dell'altro 688, oppure sentite qui. Il Capitano del Toledo sa che dentro il poligono non può metter su il suo piccolo show, perciò deve ormai fare in fretta. L'SSN americano avanza in posizione ma aspetta troppo ad effettuare una manovra evasiva perché si aspettava che il Russo fosse sì un manovratore aggressivo, ma non un pazzo suicida. Quello che l'Americano non sa è che, in quel momento, non c'è il preparato personale Russo alle varie consolle ma gli 'osservatori', i quali delle unità classe 'Anteo' sanno poco o nulla.

Il Toledo impatta duro contro il lato di dritta della prua del K-141.

I cinesi che sono al controllo delle superfici di manovra sentono l'impatto, lo percepiscono nel quarto anteriore e nella metà superiore, quindi evadono indirizzando (correttamente) il sub verso il basso. Sfortunatamente la nave non è solo enorme (154m) e in poca acqua (108m), ma gli 'Anteo' sono anche piuttosto manovrabili. Molto più manovrabili di quanto la loro gargantuesca mole possa far credere. I Cinesi esagerano a impostare l'angolo di discesa. L'unità colpisce il fondale lasciando una lunga strisciata, ma l'abbrivio è tanto, quindi avanza di traverso e colpisce con la sezione di coda il sub Americano, che nel frattempo aveva schivato (correttamente) verso l'alto finendo quasi per emergere. Viene danneggiata anche la pinna verticale del K-141, ma non è quello il problema (li fanno solidi a Severodvinsk), e comunque il Toledo è messo decisamente peggio. E' un miracolo che il 688 sia ancora in grado di rimanere in immersione. Discola infatti solo 7.000Ton immerso contro quasi 24.000Ton del K-141.

E' stato come un frontale tra una Panda e un camion.

L'urto del K-141 con il fondale è stato però tremendo. Il Capitano Lyachin riprende pienamente il comando. Ordina al personale non indispensabile di muoversi verso i compartimenti di poppa e sigillare tutte le paratie, ordina poi agli uomini in servizio e a tutti gli ufficiali di verificare le varie stazioni e, cosa più importante, le armi nella sala siluri. Va ricordato che il locale siluri funge anche da zona di deposito per i siluri stessi. C'è quindi un sacco di carburante in quel locale... e alcuni siluri non sono da esercitazione. Alcuni di quelli che si trovano nei tubi della fila più bassa, in particolare, sono armi con carica a fuoco reale. C'è il rischio che siano rimasti danneggiati seriamente. Il Capitano corre verso il locale. Quando arriva si trova di fronte ad un disastro. Ci sono infiltrazioni d'acqua. FORTI infiltrazioni d'acqua. Alcune armi sono cadute dalle rastrelliere e hanno schiacciato un marinaio. Un altro sta cercando di tirarsi in piedi tenendosi un braccio. Solo il suo fidato mishman si è già fiondato a controllare le armi.

E in quel momento si rende conto che la vernice di un siluro sembra in ebollizione. Gli si gela il sangue nelle vene. L'arma sta per esplodere a causa di un surriscaldamento delle batterie del suo impianto SONAR attivo. L'urto è stato così violento da causare vibrazioni che hanno spaccato la sottile lamella di metallo che le divide in due compartimenti distinti, mandandola in corto circuito.

D'istinto controlla il colore della testa del siluro MAGNUM.

Non è verniciata di bianco.

E' una testata non inerte...

E esploderà di sicuro se non si fa qualcosa molto in fretta!

Forse ha tempo di ordinare al mishman di prendere l'estintore e coprire il siluro di schiuma... e forse no. L'arma esplode. Esplodono anche, quasi immediatamente, tutti i siluri nel locale. La prua del 949a viene completamente sbriciolata. Salta anche uno dei missili SS-N-19 del lato di dritta. Queste armi enormi sono, ricordiamolo, alloggiate pronto impiego lungo entrambe le fiancate del Kursk (e di tutti i 949a). La particolare conformazione del VLS fa però in modo che la detonazione di questa testata non sia poi così distruttiva come avrebbe potrebbe essere in condizioni operative. Apre però nello scafo un foro circolare slabbrato verso l'interno a causa delle particolari condizioni locali che si sono venute a creare nell'intercapedine tra lo scafo esterno e quello (interno) resistente durante l'esplosione del locale siluri.

Il resto della ricostruzione resta invariato...



Lo ripeto: la vera verità la sanno in pochissimi, e quei pochissimi sanno che è meglio tacere.

Meglio per i morti, i quali (si spera) riposano in pace.

Molto, molto meglio per i vivi, i quali riusciranno (forse ancora) a riposare tranquilli.
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda nb21 » dom 29 mar 2009, 5:50 pm

Vuoi dire che l'hai scritto pensando che nessuno lo leggesse ? :onion31 Comunque le due versioni sono verosimili ! Come hai scritto la verità la conoscono in pochi.
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » lun 30 mar 2009, 8:32 am

nb21 ha scritto:Vuoi dire che l'hai scritto pensando che nessuno lo leggesse ? :onion31

:onion2 Beh, ecco, io l'avevo postato per puro sport, altrimenti l'avrei riletto a caccia di errori di scrittura prima di fare l'upload.
Immagine Sai com'è, no? Questo è il forum di un gruppo di fansubbers. E' che mi sembrava di star parlando di cioccolata a gente intollerante al cacao. E poi é un post mastodontico (12 pagine A4 dice word), mi sembrava un po' strano che qualcuno ci investisse la mezz'ora che ci ha investito Gidus per leggerlo. Ho si cercato di essere discorsivo e comprensibile, ma non posso fare i miracoli in un pezzo che cerca di essere abbastanza tecnico. Come dire...
:onion46 Sono lusingato che qualcuno ci abbia investito del tempo, doppiamente lusingato proprio perché non me lo aspettavo affatto.

nb21 ha scritto:Comunque le due versioni sono verosimili ! Come hai scritto la verità la conoscono in pochi.

Sono sincero: entrambe non collimano perfettamente con tutto quello che si sa per certo, però sono entrambe plausibili.

Se io stessi scrivendo un romanzo penso che sfrutterei l'ultima (quella dell'urto con il fondale)... più che altro perché tutto rientra nell'ordine di cose della fatalità e non in quello della 'criminale negligenza', quindi suona più 'credibile' di un 'duello da cowboys nel mar di Barents'.

Gli Americani però mi preoccupano molto. Alcuni di loro, certamente non tutti e, spero, nemmeno molti, sembrano completamente imperniati da una mistica da John Wayne che, ad essere sincero, mi fa un po paura. Penso che alcuni Americani non siano poi così diversi come approccio alla vita dai Talebani che gli stanno tanto sul cuore.

Mi spiego: hanno sempre fatto un sacco di propaganda su quanto gli armamenti Russi facessero schifo, però la verità è piuttosto diversa. I caccia Russi sono stati dotati di serie di sistemi IRST (ricerca e tracciamenti ad infrarossi a medio raggio) quando gli Americani li consideravano cose inutili. I sub Russi sono dotati di una pompa di espulsione siluri binata che permette di sparare due armi contemporaneamente (una dal banco di DX e una da SX) mentre gli Americani ne lanciano si di regola una coppiola, ma prima uno poi l'altro. Si è sempre detto che i siluri Russi fanno cagare, però gli Inglesi erano così terrorizzati dai siluri MAGNUM a ricerca di scia (una soluzione tecnica ingegnosa quanto unica dei Russi) da accarezzare il sogno della progettazione a trimarano per la loro nuova classe di portaerei (minimizza appunto la scia). Vero: la progettazione Russa è fatta per creare oggetti con la caratteristica di costare relativamente poco, ma non mi pare il caso di fare come gli USA a volte, e cioè valutare l'efficienza dei sistemi stranieri soltanto in base al loro costo. Se funziona e costa anche poco, mi domando che problema ci possa essere ma, certo, stiamo parlando di gente che è stata in grado di produrre venti B-2 (belli, per carità, ma quanto costano!!!).

Insomma, dicono che i Russi non sanno progettare nemmeno le viti e poi salta fuori che questi ultimi fanno le cose se non meglio di loro, almeno in modo diverso (e affatto stupido). Aggiungendo a questo il fatto che, paradossalmente, gli Americani (un po come tutti) progettano contromisure per armi progettate secondo le filosofie che usano loro stessi, abbiamo una strisciante soggezione a certi armamenti dell' 'altra parte'. Con i VA-111 la cosa ha raggiunto il limite: non solo non ci sono contromisure ma, a peggiorare la cosa, gli USA non hanno niente di vagamente simile e non avevano nemmeno mai pensato di provare a metterla seriamente in produzione (ci stavano lavorando i tedeschi, ma sono ancora di là dall'averne un campione utilizzabile). Nei primi tempi c'era un certo panico nell'ambiente della marina. In quest'ottica propenderei per la dimostrazione di forza finita con l'affondamento a scopo di prevenire la vendita a 'stati canaglia', ma davvero non so.

Come dire... La testa mi dice 'urto col fondale', ma il cuore mi dice 'colpito e affondato'.
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda nb21 » lun 30 mar 2009, 10:40 pm

Sono d'accordo con te. Io l'ho letto perchè ho un certo interesse per gli armamenti in genere , frequento un poligono dall'età di 15 anni , e il fatto che questo sia un sito di fansub non vuol dire che ogni tanto non si possa fare un discorso serio . :onion22
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda nii-nii » mer 01 apr 2009, 12:26 pm

@ Luigi:
Su Gidus... guarda che intendeva che lui non l'ha letto, ma è convinto che tu abbia impiegato mezz'ora per scriverlo... invece delle 2-3-4 che possono esser servite.

Io ho letto solo le teorie e "l'ipotesi probabile"... non so niente, ma mi pare plausibile. Cmq se il mondo decide di nascondere una cosa la nasconde... tano più se ci guadagnano tutti.
Un applauso al comandante americano per essere uno dei più grossi cretini della storia (ha pensato che i russi lo attaccassero sotto gli occhi di tutto il mondo? Magari con una testata atomica (perché un imbecille che fa il comandante d'un sottomarino è un imbecille imprevedibile...)?
Mi consola il fatto che sia costato al suo paese tutti quei soldi ^^;;

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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » mer 01 apr 2009, 3:39 pm

nii-nii ha scritto:Su Gidus... guarda che intendeva che lui non l'ha letto, ma è convinto che tu abbia impiegato mezz'ora per scriverlo... invece delle 2-3-4 che possono esser servite.

:onion5 Si, in tutta onestà ne ero quasi certo.

nii-nii ha scritto:Un applauso al comandante americano per essere uno dei più grossi cretini della storia (ha pensato che i russi lo attaccassero sotto gli occhi di tutto il mondo? Magari con una testata atomica (perché un imbecille che fa il comandante d'un sottomarino è un imbecille imprevedibile...)?

Vedi: è come la barzelletta dell seconda guerra mondiale secondo cui 'quando bombardano i tedeschi, gli inglesi corrono al riparo; quando bombardano gli inglesi, i tedeschi corrono al riparo; quando bombardano gli americani TUTTI corrono al riparo'. In un certo senso è il parallelo tra gli 'incidenti' del volo Korean Air Lines 007 in cui i Russi abbatterono un aereo passeggeri carico di civili (o in quello del Korean Air Flight 902) e quello del volo Iran Air 655 in cui lo stesso fecero gli americani.

Un Russo non apre il fuoco se non per mandare un messaggio ben preciso. Il lancio di un singolo missile AA da parte del pilota del Sukhoi Su-15 Russo fu preceduto da oltre due ore di fitte comunicazioni radio tra la difesa aerea della zona estremo orientale e il comando a Mosca. Il pilota sapeva quindi perfettamente quello che faceva. Con i Russi è sempre così. Non sparano mai senza un motivo preciso.

Diverso è il discorso per gli americani. L'incrociatore Vincennes aprì il fuoco in risposta a quello che le registrazioni del sistema AEGIS della nave dimostrarono in seguito essere un pericolo perfettamente immaginario, e lo fece in flagrante violazione delle regole d'ingaggio. Non chiese nulla a nessuno. Aprì il fuoco e basta. Capita a volte che gli americani finiscano per trovarsi impegnati in combattimento quando il combattimento non c'è.

Nel caso dei sub la cosa è pericolosa proprio per il modo diverso in cui vengono preparati i comandanti. Un capitano Russo è un discendente in linea diretta dell'Ammiraglio Gorshkov: uno scienziato della guerra moderna. Il suo approccio al problema del combattimento si basa su assiomi, regole e teoremi che scienziati di più alto livello (all'ammiragliato) hanno preparato per lui. Non è un caso se i meno validi sono degli incapaci (combattono 'straight by the book') e non è nemmeno un caso se la media è piuttosto livellata, così come non è un caso se sanno agire di concerto con altre unità in modo incredibilmente valido. Non prevedibile nelle sue azioni tattiche, è però l'ammiragliato ad esserlo sul piano politico quindi, indirettamente, anche il comandante.

Un capitano Inglese è un discendente dell'Ammiraglio Nelson: un leader di uomini. Egli è molto competente nel campo dell'armamento, ma il suo indirizzo primario è forse più da ricercare nel trinomio patria-onore-dovere (nell'ordine). Non è un caso se i capitani Inglesi sono molto temuti e rispettati da tutti. Non è prevedibile nel suo lavoro, ma lo è nelle sue scelte.

Un capitano americano è un discendente di Hyman Rickover: un tecnico. Conosce la sua nave come pochi E BASTA. E' aggressivo e abile nell'usare i suoi mezzi ma 'ingenuo' per quel che riguarda alcuni semplici fatti della vita. Ha inoltre una estrema autonomia decisionale (i comandanti dei sub USA amano dire che il loro è 'l'ultimo mestiere degno di Dio che esista sulla faccia della terra') e la tendenza a chiedere l'autorizzazione per una cosa dopo averla fatta. Questo gli dà una velocità a reagire che pochi altri hanno, ma un uomo è e resta un uomo. Un capitano americano non è infallibile (ma DEVE mostrare ai suoi sottoposti di esserlo) e non ha nemmeno la preparazione che lo potrebbe aiutare a limitare i danni (ma pensa di poterne fare a meno). Come tu hai detto: un imbecille (Americano) che fa il comandante (di sottomarino) è un imbecille (assolutamente) imprevedibile.
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda Gidus » mer 01 apr 2009, 9:50 pm

Gia' il mio tempo è sprecato, ora mi posso mettere pure a leggere ste cose...?
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » gio 02 apr 2009, 6:42 am

Gidus ha scritto:Gia' il mio tempo è sprecato, ora mi posso mettere pure a leggere ste cose...?

image_id: 942

Si: il tuo tempo è decisamente sprecato. Dovrebbero darlo a qualcun altro. :onion38

:onion5 Tornatene a giocare a Guitar Hero, va.
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda Gidus » lun 06 apr 2009, 9:21 am

Nah, Killzone2 online è nettamente migliore...
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda Abissia » mar 21 apr 2009, 1:12 pm

Già non leggo i post che vanno oltre la risoluzione del monitor.. figuariamoci questo!! ho impiegato un sacco di scroller del mouse solo per arrivare in fondo al primo post :onion31
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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda luigizanotti » mar 21 apr 2009, 2:09 pm

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Re: K-141 Kursk: quindici minuti dalla Terza Guerra Mondiale.

Messaggio da leggereda Abissia » mar 21 apr 2009, 2:46 pm

luigi... non è che hai sbagliato topic? :onion2
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